News | 08 luglio 2026, 14:25

Rottamazione fiscale, l'ingranaggio si inceppa: pignoramenti triplicati, incassi dimezzati. L'Osservatorio Imprese e Fisco: "Servono correttivi per i decaduti"

La proposta dell'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco: una norma di riammissione per chi decade dai piani di rateizzazione senza ulteriori sconti, ma con la possibilità concreta di onorare il debito ed evitare la chiusura dell'attività

Rottamazione fiscale, l'ingranaggio si inceppa: pignoramenti triplicati, incassi dimezzati. L'Osservatorio Imprese e Fisco: "Servono correttivi per i decaduti"

La rottamazione delle cartelle esattoriali, strumento ideato per sciogliere il nodo storico del magazzino fiscale arretrato e rimettere in circolo risorse per le casse pubbliche, sembra aver prodotto un effetto paradossale. Laddove avrebbe dovuto favorire la riscossione e ridurre il contenzioso, ha generato un numero crescente di decaduti, esposti ora a un'azione esecutiva sempre più aggressiva. A fotografare il fenomeno è l'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, che, sulla base dei dati diffusi in questi giorni relativi al 2025, lancia un allarme e una proposta concreta per correggere il tiro.

I numeri parlano chiaro e delineano una tendenza ormai strutturale. Nel corso del 2025, i piani di rateizzazione saltati hanno sfiorato quota un milione, segnando un incremento dell'11,2% rispetto all'anno precedente. Il carico complessivo di questi debiti non onorati ammonta a quasi 189 miliardi di euro. Parallelamente, i pignoramenti hanno raggiunto il ragguardevole numero di 772.653, con un balzo del 25% sul 2024 e un dato che, se confrontato con il 2022, risulta quasi triplicato. Un'impennata che non è attribuibile esclusivamente all'aumento del debito fiscale complessivo, ma che è strettamente correlata al numero crescente di contribuenti che, dopo aver aderito a precedenti sanatorie, sono decaduti e sono finiti nelle maglie della riscossione coattiva.

Eppure, i bilanci delle rottamazioni degli ultimi dieci anni raccontano una storia di opportunità in gran parte mancate. Sulle prime quattro sanatorie erano stati censiti debiti per 93 miliardi di euro, ma nelle casse dello Stato ne sono effettivamente confluiti meno della metà. Un rendimento al di sotto delle aspettative che getta un'ombra sull'efficacia di uno strumento pensato per alleggerire il peso degli arretrati. Il paradosso, denunciato dall'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, è che mentre le azioni esecutive si moltiplicano, la riscossione reale non tiene il passo. I dati storici sono impietosi: nei venticinque anni di gestione delle cartelle esattoriali, lo Stato ha recuperato meno del 15% dei crediti affidati all'agente della riscossione. Il pignoramento presso terzi riesce infatti solo nel 22% dei casi, mentre quello immobiliare si ferma al 3,8%. Un'efficacia limitata che trasforma la coercizione in uno strumento più simbolico che sostanziale, capace di generare tensione sociale ma non di incrementare significativamente le entrate.

A descrivere il cortocircuito del sistema è Carlo Carmine, Presidente dell'Osservatorio Nazionale Imprese e Fisco, che sottolinea come la rigidità delle regole rischi di trasformare una difficoltà temporanea in una crisi irreversibile. "Uno strumento concepito per facilitare il recupero del credito pubblico ha finito per produrre un esercito di decaduti, contribuenti che hanno provato a mettersi in regola, non ce l'hanno fatta, e che oggi si trovano esposti all'azione esecutiva più aggressiva", spiega Carmine. Il problema, a suo avviso, non risiede nella severità delle norme, ma nella loro inflessibilità. Il meccanismo attuale non prevede distinzioni di sorta: una rata mancata, anche per cause oggettive legate a un temporaneo blocco della liquidità, innesca la decadenza, espone il contribuente all'esecuzione forzata e, in molti casi, porta alla chiusura dell'attività. Un esito che si rivela controproducente per tutti: lo Stato perde sia l'impresa, con le sue ricadute occupazionali e sociali, sia la possibilità concreta di recuperare il credito.

Per invertire questa rotta, l'Osservatorio avanza una proposta normativa puntuale: l'introduzione di una norma di riammissione che consenta a chi decade da un piano di rateizzazione di tornare in carreggiata. Nello specifico, l'ipotesi prevede che il contribuente decaduto possa chiedere di rateizzare nuovamente il debito residuo, al lordo di sanzioni e interessi, senza alcun ulteriore sconto o condono. Ciò che conta, spiega Carmine, è la possibilità concreta di onorare l'impegno pagando le rate arretrate e rientrando nel piano originario, con la conseguente sospensione delle azioni esecutive. "Nessun trattamento di favore, nessuna sanatoria ulteriore – precisa il Presidente – solo la possibilità concreta di onorare il debito, invece di essere travolti da un sistema che, nell'inseguire chi non può pagare, finisce per far chiudere chi potrebbe farcela".

La misura avrebbe un impatto significativo anche sui decaduti dalla Rottamazione quinquies, l'ultima sanatoria che prevedeva la cancellazione di interessi e sanzioni. Per questi contribuenti, la riammissione consentirebbe di rientrare in un piano di rateizzazione ordinario, ripartendo dal debito residuo comprensivo di tutti gli oneri accessori originari, e di evitare il pignoramento. Un approccio che, secondo l'Osservatorio, sarebbe in grado di coniugare le esigenze di gettito dello Stato con la tutela della continuità aziendale e della dignità del contribuente.

Le parole di Carmine suonano come un monito all'indirizzo del legislatore. "Lo Stato deve scegliere – conclude – se vuole incassare, deve rendere possibile pagare. Chi chiede di rientrare in un piano di rateizzazione non chiede un favore, chiede di continuare a onorare i propri impegni. In un momento in cui le rateizzazioni valgono oltre la metà della riscossione ordinaria, irrigidire il sistema significa creare più decaduti, più pignoramenti e meno entrate reali". Una riflessione che, alla luce dei numeri del 2025, appare più che mai attuale, e che invita a ripensare le politiche di riscossione non in termini di mera coercizione, ma di pragmatica sostenibilità, nell'interesse sia del fisco che dei contribuenti in difficoltà.

Redazione