News | 02 luglio 2026, 14:52

Futuro della PAC, la Basilicata alza la voce: «L’Europa riconosca il valore delle aree rurali»

L'assessore Cicala alla riunione della Conferenza delle Regioni: «I criteri di accesso ai fondi non siano solo economici. In Basilicata oltre la metà delle aziende è sotto i cinque ettari, l'agricoltura è presidio di comunità e territorio»

Futuro della PAC, la Basilicata alza la voce: «L’Europa riconosca il valore delle aree rurali»

La Politica Agricola Comune del futuro non può limitarsi a sostenere la produzione agricola. Deve riconoscere il valore economico, ambientale e sociale di un settore che rappresenta un presidio del territorio e uno strumento di coesione per le comunità rurali. È il messaggio lanciato dall'assessore alle Politiche agricole della Regione Basilicata, Carmine Cicala, al termine della riunione della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, svoltasi oggi a Roma e dedicata alla definizione della posizione negoziale delle Regioni italiane sulla PAC 2028-2034 .

Nel corso del confronto, la Basilicata ha condiviso l'impostazione generale del documento, proponendo però un rafforzamento della posizione delle Regioni sul tema della definizione dei beneficiari degli aiuti. Un punto centrale su cui Cicala ha voluto porre l'accento: «Abbiamo sostenuto che i criteri di accesso ai sostegni non possano essere costruiti esclusivamente su parametri economici o reddituali. Occorre riconoscere anche il contributo che migliaia di aziende agricole assicurano quotidianamente alla tutela del territorio, alla prevenzione del dissesto idrogeologico, alla conservazione del paesaggio, della biodiversità e al contrasto dello spopolamento delle aree interne» .

A sostegno di questa richiesta, l'assessore lucano ha portato i dati di una regione che incarna perfettamente le sfide dell'agricoltura italiana ed europea. «In Basilicata oltre il 55% delle aziende agricole ha una superficie inferiore ai cinque ettari e circa la metà del territorio regionale è montano. In questi contesti l'agricoltura non produce soltanto reddito: mantiene vive comunità, custodisce il territorio e garantisce servizi essenziali per l'intera collettività» . Un valore, ha sottolineato, che la futura PAC deve assolutamente riconoscere.

L'intervento di Cicala si inserisce in un quadro più ampio di mobilitazione delle Regioni del Mezzogiorno, che già nelle scorse settimane avevano dato vita al Forum "Futura PAC" di Matera, promosso con il coinvolgimento di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia . Un'iniziativa che aveva visto l'assessore Cicala sostenere la necessità di un contributo che guardasse oltre i confini regionali, partendo dalle esperienze concrete dei territori per costruire una posizione comune da portare al tavolo negoziale europeo . «Il Mediterraneo – aveva affermato in quell'occasione – è oggi uno degli spazi geopolitici più rilevanti per le questioni agricole e alimentari. In questo scenario il Mezzogiorno rappresenta una componente essenziale del sistema agroalimentare italiano» .

Il lavoro avviato a Matera, ha spiegato oggi Cicala, sta trovando continuità nel negoziato istituzionale . L'obiettivo è costruire una Politica Agricola Comune che continui a sostenere la competitività delle imprese, ma che allo stesso tempo rafforzi il ruolo dell'agricoltura nella sicurezza alimentare, nella coesione territoriale e nello sviluppo delle aree rurali . Una visione condivisa dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che intervenendo al Forum di Matera aveva sottolineato come «senza il contributo delle Regioni non c'è una reale capacità di interpretare le differenze territoriali, non c'è piena coesione, non c'è un'equa distribuzione delle opportunità e delle risorse» .

Le preoccupazioni per il futuro della PAC emergono del resto con chiarezza anche dalle reazioni del mondo agricolo, in un momento in cui la Commissione europea ha proposto per il periodo 2028-2034 un taglio significativo delle risorse dedicate all'agricoltura . In Basilicata, Coldiretti e Cia Agricoltori hanno lanciato l'allarme sulle conseguenze che le riduzioni lineari – stimate tra il 20% e il 30% sui premi – potrebbero avere su comparti chiave come olivicoltura, zootecnia e viticoltura . La sfida per le Regioni italiane, come ha ricordato Cicala, è ora quella di portare con forza questa visione nel prossimo confronto con il Governo nazionale .

Redazione