Il Decreto FER-X Definitivo, firmato dal Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) il 18 giugno 2026, rappresenta il uno strumento di implementazione strutturale italiano per incentivare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili con costi di generazione vicini alla competitività di mercato. Il provvedimento nasce dopo mesi di attesa e a seguito del fondamentale via libera concesso dalla Commissione Europea l'8 giugno, che ne ha certificato la compatibilità con la disciplina degli aiuti di Stato. Sul piano sistematico, il decreto segna un netto cambio di base giuridica: prende il testimone dal precedente FER-X Transitorio (nato come misura emergenziale per fronteggiare la crisi russo-ucraina con scadenza al 2025) per trasformarsi in una misura duratura, valida fino al 31 dicembre 2030. Questo passaggio sancisce la piena coerenza del nuovo regime con le politiche comunitarie del Clean Industrial Deal e del Net-Zero Industry Act (NZIA). Dotato di un imponente plafond di 23 miliardi di euro, il decreto mira a sostenere la realizzazione di ben 37,15 GW di nuova potenza installata, pari a circa il 48% della capacità attualmente presente in Italia. L'obiettivo politico ed economico è duplice: da un lato contribuire al traguardo nazionale del 39,4% di consumi lordi da fonti rinnovabili entro il decennio, dall'altro rafforzare l'autonomia energetica del Paese, riducendo strutturalmente la dipendenza dalle importazioni estere.
Il corpo del decreto
L'architettura tecnica del decreto si basa su un meccanismo per supportare impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e a gas di depurazione (sia di nuova costruzione che soggetti a rifacimento). I 37,15 GW totali sono divisi in due canali di accesso: 10 GW sono riservati all'accesso diretto per i piccoli impianti (potenza inferiore o uguale a 1 MW), con prezzi di aggiudicazione fissati in via amministrativa da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). I restanti 27,15 GW sono destinati alle procedure competitive (aste al ribasso bandite dal GSE) per impianti superiori al megawatt. L'incentivo, garantito per 20 anni, è erogato tramite un Contratto per Differenza (CfD) a due vie: se il prezzo di mercato scende sotto la tariffa di aggiudicazione (il prezzo base è, ad esempio, 80 €/MWh per il solare e 85 €/MWh per l'eolico), il GSE(gestore servizi energetici) paga la differenza al produttore; se è superiore, l'operatore restituisce l'eccedenza, garantendo stabilità. La novità procedurale più rilevante è l'introduzione delle gare "NZIA": almeno il 30% del contingente eolico e fotovoltaico sarà assegnato valutando non solo il prezzo, ma anche criteri qualitativi "non di prezzo". Tra questi spiccano la cybersicurezza, la sostenibilità (premiata dalla presenza di accumuli di potenza pari ad almeno il 25%), e soprattutto la resilienza della filiera, disincentivando l'uso di componenti provenienti da Paesi terzi da cui l'UE dipende per oltre il 50%. Infine, l'iter di gara viene snellito separando la qualifica preliminare documentale (per verificare i requisiti e i titoli abilitativi, ora necessari per il fotovoltaico) dalla successiva e rapida offerta economica.
I risultati su imprese e sistema energetico
L'impatto del FER-X sul sistema energetico e sul mondo produttivo si preannuncia profondo, a partire dalla netta ridistribuzione delle quote. A differenza del regime transitorio, l'incremento di potenza è quasi interamente assorbito dall'eolico, che passa da 4 a 16,5 GW, mentre il fotovoltaico resta stabile a 10 GW. Questa scelta strategica mira a diversificare il mix elettrico nazionale, sfruttando il profilo produttivo dell'eolico, maggiormente complementare nelle ore serali e invernali. Per le imprese agricole e le PMI, la vera opportunità risiede nei 10 GW ad accesso diretto, ideali per valorizzare le coperture aziendali e gli impianti agrivoltaici sotto il megawatt. Il decreto rimodula anche i premi: sparisce la maggiorazione geografica fissa per il solare (sostituita da un algoritmo basato su segnali locazionali di rete gestiti da Terna), raddoppia l'incentivo per gli specchi d'acqua (+10 €/MWh) e resta il bonus per la rimozione dell'amianto (+27 €/MWh). A tutela del sistema, vengono introdotti severi presidi contro i comportamenti opportunistici: penali maggiorate per chi recede anticipatamente dal contratto per sfruttare i rialzi del mercato forward, e regole stringenti sul dispacciamento per evitare la sovrapproduzione ("overgeneration") in assenza di una reale esigenza di rete.Sono invece ancora in attesa delle Regole Operative del GSE e delle delibere ARERA attese per l'autunno 2026.


Patrick Chiavuzzo



