News | 29 giugno 2026, 15:26

Il Borgo Danilo Dolci entra nei Luoghi dell'identità siciliana: «Riconosciuto il valore di un'eredità che continua a parlare al presente»

La commissione regionale ha deliberato all'unanimità l'iscrizione del centro fondato nel 1968 a Trappeto nel Registro delle eredità immateriali della Sicilia. L'assessore Scarpinato: «Un patrimonio di straordinario valore che trasmette un messaggio attuale di partecipazione e riscatto sociale»

Il Borgo Danilo Dolci entra nei Luoghi dell'identità siciliana: «Riconosciuto il valore di un'eredità che continua a parlare al presente»

Un riconoscimento che arriva a oltre cinquant'anni dalla sua fondazione e che ne sancisce il valore non solo come luogo fisico, ma come deposito di un'eredità culturale e civile senza tempo. Il Borgo Danilo Dolci di Trappeto, nel Palermitano, entra ufficialmente a far parte dei Luoghi dell'identità e della memoria (Lim), nella categoria dedicata alle personalità storiche e della cultura, sezione del Registro delle eredità immateriali della Sicilia (Reis). La decisione è stata assunta all'unanimità dalla commissione regionale competente .

«Abbiamo fortemente sostenuto questo riconoscimento – ha dichiarato l'assessore ai Beni culturali e all'identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato – perché il Borgo Danilo Dolci rappresenta un patrimonio di straordinario valore per la Sicilia. La sua esperienza educativa, civile e culturale continua a trasmettere un messaggio attuale di partecipazione, inclusione e riscatto sociale, contribuendo a mantenere viva la memoria e l'insegnamento di una figura che ha segnato profondamente la storia della nostra Isola» .

Il provvedimento di iscrizione sottolinea «il grande valore pedagogico e di riscatto della dignità di popolo che l'opera di Danilo Dolci ha significato per la Sicilia e per l'Italia intera, sia dal punto di vista socio-culturale che come laboratorio politico in un contesto territoriale imprigionato dall'oppressione culturale mafiosa» . Un riconoscimento che va oltre la dimensione architettonica per abbracciare il significato più profondo dell'esperienza di Dolci: la maieutica reciproca, la nonviolenza come metodo, la partecipazione come strumento di trasformazione sociale .

Il Borgo, fondato nel 1968 dal sociologo, poeta ed educatore tre volte candidato al Nobel per la Pace, nacque come centro di formazione, ricerca e promozione culturale. Progettato dall'architetto Giorgio Stockel con la consulenza del celebre Bruno Zevi, sorse su un'area di circa ventimila metri quadrati e venne concepito come un complesso articolato: foresteria con 44 posti letto, sala mensa, tre aule per la formazione, un teatro-auditorium e un grande campo giochi . Un luogo di raccoglimento e pace, con una vista mozzafiato sul Mediterraneo, che doveva essere, nelle intenzioni del suo fondatore, un "convento-chiostro ateo" al servizio della comunità .

Per oltre trent'anni il Borgo è stato un punto di riferimento culturale di rilievo nazionale e internazionale, ospitando personalità del calibro di Elio Vittorini, Lucio Lombardo Radice, Erich Fromm, Johan Galtung e Paulo Freire . Fu sede della prima università popolare d'Italia e scenario di corsi di formazione, seminari, workshop, concerti e spettacoli che hanno contribuito a diffondere il metodo nonviolento e la lotta al banditismo e alla mafia .

Nel giugno del 1973 venne inaugurato il teatro-auditorium, che ancora oggi conserva il ciclo di pitture murali "Sistema Clientelare mafioso e nonviolenza", realizzato da Ettore De Conciliis insieme a Rocco Falciano, simbolo e testimonianza degli orrori del potere mafioso e delle condizioni di vita quotidiana .

Oggi il Borgo è un centro culturale dedicato alla valorizzazione del pensiero e dell'opera di Danilo Dolci. Ospita percorsi formativi, progetti educativi, attività artistiche, incontri pubblici, mostre, seminari e residenze culturali, promuovendo i principi della partecipazione, della nonviolenza, del dialogo e della cittadinanza attiva . «Un luogo simbolo della sua esperienza», lo definisce Alberto Castiglione, regista e membro del comitato scientifico del borgo, «che preserva la memoria di tutte le persone passate da lì» .

Dopo anni di abbandono, il Borgo ha ripreso vita grazie all'impegno della figlia di Danilo Dolci, Daniela, musicista e direttrice d'orchestra, che ne ha guidato il restauro e il rilancio con finanziamenti provenienti dalla Svizzera, paese in cui si era trasferita . Oggi il centro è frequentato dai bambini del territorio, dall'associazione Libera, da Addio Pizzo e dalla Cgil, in linea con il pensiero del suo fondatore .

Il riconoscimento della Regione Siciliana arriva in un momento in cui il Borgo si appresta a celebrare la seconda edizione del festival "Palpitare di Nessi" (Trappeto, 27-29 giugno), in occasione del 28 giugno, giorno della nascita di Danilo Dolci, e della presentazione del documentario "Inchiesta su Danilo Dolci" . Un'eredità che, come ha ricordato Scarpinato, continua a parlare al presente, e che oggi trova il suo giusto posto nel registro delle memorie collettive dell'Isola.

Redazione