News | 12 giugno 2026, 09:39

Il volto nuovo del sovraindebitamento: in Italia il 58,7% degli «over indebitati» ha un lavoro fisso

L’Osservatorio Finsight di Bravo sfata i miti del passato: il rischio non riguarda più solo i fragili economici, ma la classe media con redditi fino a 2.000 euro. L’età media si alza e i debiti si accumulano

Il volto nuovo del sovraindebitamento: in Italia il 58,7% degli «over indebitati» ha un lavoro fisso

Roma, giugno 2026 – C’era una volta l’immagine del sovraindebitato come disoccupato alla disperata ricerca di un’ancora di salvezza. Oggi, quel ritratto appartiene al passato. A sostituirlo è una fotografia inedita e in controtendenza: un cinquantenne con lavoro a tempo indeterminato, casa di proprietà e un reddito che si aggira attorno ai 1.500-2.000 euro al mese, ma strozzato da due o tre finanziamenti attivi contemporaneamente.

A restituire questa istantanea del malessere economico italiano è l’ultima analisi dell’Osservatorio Finsight di Bravo (bravofinance.it), la fintech internazionale specializzata nella ristrutturazione del debito, che ha esaminato un campione di quasi 19.400 individui. Il risultato ribalta gli stereotipi: il sovraindebitamento non è (più) solo un problema di chi non ha reddito, ma una patologia silenziosa che si insinua nella fascia più solida e produttiva della popolazione.

Il dato che colpisce maggiormente riguarda la condizione occupazionale. Il 58,7% degli indebitati ha un contratto a tempo indeterminato, mentre i disoccupati rappresentano appena l’11,9%. Un fenomeno che si sposta progressivamente verso la fascia centrale e adulta della popolazione: oltre la metà del campione (53,6%) ha un’età compresa tra 45 e 64 anni (di cui il 29,3% tra 45 e 54 anni e il 24,4% tra 55 e 64 anni). La componente maschile resta prevalente (70,8%).

Non si tratta quindi di emergenza ai margini, ma di un disagio diffuso che investire lavoratori stabili, spesso capofamiglia con mutui, figli e spese continuative. Il reddito mensile conferma il quadro: il 33,9% dichiara di guadagnare tra 1.500 e 2.000 euro, una cifra che dovrebbe garantire una vita dignitosa ma che, a conti fatti, non basta più a coprire l’accumulo di rate e finanziamenti.

Secondo Federico Poo Esteban, Country Manager Commerciale di Bravo in Italia, «questo scenario suggerisce che il sovraindebitamento non sia necessariamente legato all’assenza di reddito, ma piuttosto a un progressivo squilibrio tra entrate e impegni finanziari accumulati nel tempo». Un’analisi che trova conferma nella struttura dei debiti: il 70% degli indebitati ha più finanziamenti attivi. Nello specifico, il 32,9% ha due debiti, mentre il 39,3% ne ha tre o quattro.

Il debito medio si attesta intorno ai 25.000 euro, ma il problema è la frammentazione: la fascia più diffusa è quella compresa tra 10.000 e 25.000 euro (42,0%), seguita da quella tra 25.000 e 50.000 euro (30,9%). Importi che, presi singolarmente, potrebbero essere gestibili, ma che insieme diventano una tagliola.

A peggiorare la tenuta economica contribuisce anche la condizione abitativa: il 38,3% vive in una casa di proprietà. Un elemento di apparente stabilità che, in realtà, implica mutui e spese di manutenzione, riducendo ulteriormente il margine di manovra mensile.

L’Osservatorio Finsight tratteggia così un’evoluzione trasversale del sovraindebitamento, che oggi colpisce senza più distinguere tra fragili e classe media. «Oggi il sovraindebitamento riguarda sempre più persone con una situazione economica apparentemente stabile – conclude Poo Esteban – che nel tempo accumulano diversi impegni finanziari. È proprio questa stratificazione a rendere più complessa la gestione del debito».

Bravo, che ha già supportato oltre 600.000 clienti nel mondo (quasi 24.000 in Italia) e ha concluso più di 500.000 liquidazioni globali, lancia un messaggio chiaro: servono strumenti di prevenzione e ristrutturazione del debito adatti a un’economia che ha visto erodere il potere d’acquisto, mentre i salari non tengono il passo con il costo della vita. In Italia, la fintech ha già gestito un portafoglio debiti di oltre 156 milioni di euro, contribuendo a liquidare più di 112 milioni di euro attraverso oltre 11.000 negoziazioni.

Il sovraindebitamento cambia volto. Ma per fermarlo, occorre riconoscerlo in tempo: anche in chi, sulla carta, un lavoro stabile ce l’ha.

Redazione