News | 14 maggio 2026, 10:00

Verifiche fiscali, la Cassazione riapre il nodo delle prove raccolte negli accessi aziendali

Le Sezioni Unite dovranno chiarire se l’inutilizzabilità delle prove illegittime valesse già prima della riforma del 2024

Verifiche fiscali, la Cassazione riapre il nodo delle prove raccolte negli accessi aziendali

Le verifiche fiscali effettuate presso sedi aziendali e studi professionali tornano al centro del contenzioso tributario. La Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite una questione destinata ad avere effetti rilevanti per imprese, professionisti e amministrazione finanziaria: stabilire se le prove raccolte durante accessi eseguiti in violazione del domicilio fossero inutilizzabili anche prima dell’introduzione, nel 2024, dell’articolo 7-quinquies dello Statuto del contribuente. Parallelamente, la stessa Corte ha fissato i criteri per distinguere gli accessi legittimi dalle verifiche considerate abusive dalla giurisprudenza europea.

Le sentenze europee e il possibile impatto sugli accertamenti
Il tema nasce dopo le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo nei casi Italgomme e Agrisud, con cui l’Italia è stata condannata per le modalità di autorizzazione degli accessi fiscali presso le imprese. Secondo Strasburgo, la tutela del domicilio prevista dalla Convenzione europea riguarda anche i locali aziendali e professionali, non soltanto le abitazioni private.
Nel 2024 il legislatore è intervenuto introducendo nello Statuto del contribuente il principio secondo cui le prove raccolte in violazione di legge non possono essere utilizzate nel procedimento tributario. La norma, però, è stata prevista con efficacia solo per il futuro. Da qui il nodo ora affidato alle Sezioni Unite: capire se il principio fosse già ricavabile dall’articolo 14 della Costituzione e quindi applicabile anche agli accertamenti precedenti alla riforma. Un eventuale riconoscimento della retroattività potrebbe incidere su numerosi contenziosi ancora aperti.

I criteri fissati dalla Cassazione sugli accessi legittimi
In una seconda ordinanza, la Cassazione ha precisato che le sentenze della Corte EDU non comportano automaticamente l’illegittimità di tutte le verifiche fiscali. I giudici hanno chiarito che la valutazione deve essere svolta caso per caso, verificando l’eventuale presenza di arbitrarietà o sproporzione nell’attività di ispezione.
Secondo la Corte, l’accesso è considerato legittimo quando l’autorizzazione risulta motivata, l’oggetto della verifica è circoscritto, la durata dell’ispezione è contenuta e le richieste documentali sono pertinenti rispetto alle finalità del controllo.
Nel caso esaminato, relativo a una associazione sportiva dilettantistica, la verifica ha riguardato un solo periodo d’imposta, si è svolta in tre giornate e aveva finalità limitate all’accertamento dell’attività svolta. Per questo motivo la Cassazione ha ritenuto legittimo l’operato dell’amministrazione finanziaria.

Mario Gentile