MANDANICI (Messina) – Una delle ferite più profonde e pericolose del versante tirrenico messinese sta per essere rimarginata. La lunga attesa degli abitanti di Mandanici, piccolo centro della Città Metropolitana di Messina martoriato da smottamenti e frane, sta per terminare. La Struttura per il contrasto del dissesto idrogeologico, guidata dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, ha infatti aggiudicato i lavori di consolidamento dell’abitato, con particolare focus sulla contrada Spafaro-San Giorgio. Si tratta di un’area che, a causa delle continue e devastanti crisi del terreno, detiene la più alta classificazione di rischio per il territorio.
Dopo anni di annunci e progetti fermi nei cassetti, la svolta è arrivata con la firma della graduatoria da parte degli uffici diretti da Sergio Tumminello. A eseguire le opere sarà la Consores srl di Palermo, che ha spuntato un ribasso del 26,02 per cento sull’importo a base di gara. Il valore complessivo dell’appalto ammonta a 1,5 milioni di euro. Le ultime procedure amministrative sono in dirittura d’arrivo: il cantiere potrà aprire i battenti entro pochi giorni.
La necessità dell’intervento è dettata da una situazione di degrado geologico ormai insostenibile. Negli ultimi mesi, gli smottamenti del terreno si sono susseguiti con frequenza crescente, causando lesioni gravissime alla rete viaria, in particolare in via San Giorgio e in via Roma. A essere compromesse non sono solo le strade, ma anche numerose infrastrutture pubbliche, con il rischio concreto di isolare intere porzioni del centro abitato.
La morfologia del territorio gioca un ruolo decisivo nell’accentuare la fragilità. L’area a monte presenta una pendenza molto accentuata, aggravata dall’assenza quasi totale di vegetazione che, in passato, trattava il terreno. Questo squilibrio ha accelerato i fenomeni erosivi, trasformando il costone in una polveriera geologica. A ciò si aggiunge un altro pericolo: il distacco di blocchi lapidei dalla parete rocciosa, che sono già precipitati più volte, mettendo a rischio gli automobilisti e i pedoni che percorrono la circonvallazione sottostante, nota come S.S. Salvatore-Pantano-Spafaro.
Il progetto esecutivo prevede un’architettura di difesa imponente e tecnologicamente avanzata. Per bloccare lo scorrere del terreno e proteggere i fabbricati, verrà realizzata una paratia profonda dodici metri, armata con travi in acciaio e collegata in testa da un cordolo che farà da “cintura” di contenimento. Accanto a questa struttura, saranno costruiti due tratti di muro su pali, per aumentare la resistenza laterale del versante.
Ma l’intervento più spettacolare riguarderà il costone roccioso. Qui gli operai procederanno alla posa di ancoraggi in acciaio profondi, capaci di “cucire” la roccia frammentata, e di una rete metallica a doppia torsione che avvolgerà la parete come una grande maglia protettiva. L’obiettivo è duplice: impedire nuovi crolli e bloccare sul nascere il distacco di massi, restituendo finalmente sicurezza a residenti e automobilisti.
Per il piccolo comune messinese, quello che sta per partire non è solo un cantiere, ma la fine di un incubo ricorrente. E la prova che, dopo anni di attesa, la lotta al dissesto idrogeologico in Sicilia smette di essere un’emergenza per diventare una priorità strutturale.


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