News | 08 maggio 2026, 12:00

Stress e orari di lavoro killer: 840.000 morti l'anno per i rischi psicosociali

Il rapporto ILO rivela numeri da emergenza globale. In Italia obbligo di valutazione dello stress lavoro-correlato nel DVR con strumenti Inail.

Stress e orari di lavoro killer: 840.000 morti l'anno per i rischi psicosociali

Un'emergenza silenziosa miete ogni anno centinaia di migliaia di vittime nel mondo del lavoro. Non cadute dai ponteggi né ustioni: sono i fattori di rischio psicosociale – stress cronico, molestie, orari estenuanti – a fare il maggior numero di vittime.

A tracciare il quadro è un rapporto di 134 pagine dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Ogni anno oltre 840.000 decessi nel mondo sono causati da malattie cardiovascolari e disturbi mentali legati ad ambienti di lavoro tossici. Il costo per l'economia globale raggiunge l'1,37% del PIL.

Il principale fattore critico? Gli orari prolungati. Il 35% dei lavoratori supera regolarmente le 48 ore settimanali, soglia oltre il limite di sicurezza. Inoltre, quasi un lavoratore su quattro (23%) ha subito violenze o molestie sul lavoro, in particolare psicologiche.

L'Italia ha già risposto con un obbligo normativo. Le organizzazioni devono valutare lo "stress lavoro-correlato" nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), analizzando carico di lavoro, autonomia e conflitti. La procedura prevede una fase preliminare (indicatori oggettivi) e una approfondita (questionari e focus group). L'esito va inserito nel DVR.

L'Inail ha messo a disposizione una piattaforma digitale gratuita che consente alle aziende di elaborare dati specifici integrativi rispetto alla Metodologia Inail, arricchendo il DVR e trasformando un obbligo in opportunità di miglioramento del clima aziendale.

Il messaggio è chiaro: proteggere la salute mentale dei lavoratori non è un lusso, ma un obbligo legale ed etico. Le 840.000 morti ogni anno sono una tragedia evitabile, a patto di affrontare lo stress con gli stessi strumenti rigorosi riservati ai rischi fisici.

Arianna Masu