Matera – Il fronte del “no” al possibile deposito nazionale di scorie radioauddioattive si rinsalda nel Sud Italia. A parlare con toni decisi è il consigliere provinciale Garzone, che ha voluto chiarire la propria posizione in merito alle ipotesi di localizzazione dell’impianto nei territori di Basilicata e Puglia. «Non possiamo essere considerati semplicemente aree idonee sulla base di criteri astratti», ha dichiarato, accendendo i riflettori su una questione che mescola ambiente, economia e dignità territoriale.
Il rappresentante istituzionale non ha nascosto l’antefatto della sua contrarietà: «Si tratta di una posizione che non nasce oggi – ha spiegato – ma che affonda le radici in un impegno concreto e duraturo». A riprova di ciò, Garzone ha ricordato la mobilitazione promossa già nel lontano 2016, capace di raccogliere circa 100.000 firme. Un dato, secondo il consigliere, che testimonia una preoccupazione diffusa e tutt’altro che sopita tra i cittadini.
Secondo la sua analisi, il deposito nazionale di rifiuti radioattivi è certamente un tema che riguarda l’intero Paese, il quale necessita di “responsabilità, rigore scientifico e trasparenza”. Tuttavia, Garzone sottolinea con forza come nessuna decisione di questa portata possa prescindere dal pieno coinvolgimento delle comunità locali. «Basilicata e Puglia – ha proseguito – hanno una forte vocazione agricola, un patrimonio paesaggistico e culturale di grande valore e un equilibrio ambientale già fragile».
Oltre al danno ecologico, il consigliere paventa pesanti ripercussioni economiche. Il timore è che la realizzazione del deposito (o anche solo l’ipotesi concreta che ciò possa accadere) finisca per compromettere l’immagine delle due regioni, danneggiando in modo irreversibile settori trainanti come l’agroalimentare e il turismo. «Sarebbe un colpo mortale per le prospettive di sviluppo sostenibile di questi territori», ha avvertito.
Il nodo centrale del ragionamento di Garzone resta però quello dell’equità territoriale. «Non è accettabile – ha tuonato – che la scelta ricada su territori percepiti come più deboli». Un appello che suona come una denuncia: quella di una presunta “gogna geografica” secondo cui sarebbero sempre le aree meridionali o economicamente svantaggiate a farsi carico dei sacrifici ambientali nazionali.
In chiusura, l’invito alle istituzioni locali affinché assumano «una posizione chiara e unitaria, a tutela dei cittadini e delle future generazioni». Garzone ha garantito che continuerà la sua battaglia “dentro e fuori le sedi istituzionali”, con l’obiettivo di scongiurare quella che definisce una scelta calata dall’alto. La partita per la localizzazione del deposito unico è ancora all’inizio, ma per il consigliere provinciale le strade della Basilicata e della Puglia devono restare impraticabili per le scorie.


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