News | 22 aprile 2026, 08:55

L’anima di Giansone trova casa: a Sant’Ambrogio un nuovo museo per un “originale” del Novecento

Ex maglificio trasformato in scrigno: 750 mq e sette sale per 263 opere tra marmi, bronzi, arazzi e dipinti. Un viaggio tra guerra, jazz, gatti e trascendenza.

L’anima di Giansone trova casa: a Sant’Ambrogio un nuovo museo per un “originale” del Novecento

SANT’AMBROGIO (Torino) – Un ex maglificio che diventa tempio dell’arte. Apre ufficialmente al pubblico il nuovo Museo Mario Giansone, in via Sestriere 1, a Sant’Ambrogio, alle porte di Torino. Non una semplice collezione, ma un centro culturale dinamico pensato per restituire a cittadini, appassionati e curiosi l’eredità di uno dei protagonisti più singolari del Novecento italiano: Mario Giansone (1915-1997), artista torinese dalla vena inclassificabile.

Lo spazio, che si sviluppa su 750 metri quadrati suddivisi in sette sale, accoglie 263 opere. Il conteggio è da solo eloquente: circa 170 sculture, 30 dipinti, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, 6 litografie, 4 stencil e un arazzo. Materiali che coprono un arco espressivo ampissimo: marmi, graniti, legni durissimi, bronzi, lamiere, ma anche fili di rame e tessuti. «Il ferro e le pietre non sono bastati a Giansone per placare la sua ansia di dare forma alla sua anima, all’universo e all’ultraterreno», spiega Giuseppe Floridia, presidente della Fondazione Giansone. «Il museo nasce per testimoniare l’impatto emozionale delle sue opere e favorire la riscoperta di un artista importantissimo».

L’allestimento – rigoroso ma accessibile – accompagna il visitatore in un percorso immersivo che attraversa le “ossessioni” creative dell’artista. La guerra emerge nelle scene di battaglia, carri armati, fucilazioni e deportazione. La tecnologia si riconosce nelle piste automobilistiche, nei sorpassi, negli aeroporti notturni e nei cantieri navali. Accanto a questi registri potenti, Giansone coltiva un intimismo delicato: il bacio, le grandi madri, le donne colte nella loro grazia quotidiana e i gatti, eleganti e sinuosi.

Ma c’è anche un’altra dimensione, più segreta. La musica – dai concerti per pianoforte ai plastici del jazz – diventa ritmo visivo. E infine la trascendenza: ispirata dai colloqui con Witruna, il suo “spirito guida”, l’artista realizza opere come “La sala di anatomia”, “La fecondazione” e “L’ascesa dello spirito”. Un percorso che si chiude idealmente con l’Opera Omnia, sintesi estrema della sua ricerca.

Giansone non fu mai un artista facile da etichettare. Esposto con successo alle Quadriennali di Torino e Roma, ricevette commissioni importanti come quelle per l’Auditorium Rai di Torino e per la Gam. Eppure, proprio nei disegni più lievi – ballerine abbozzate, orchestre in trasparenza, figure femminili appena accennate – si rivela la poesia nascosta dietro un carattere schivo, refrattario alle relazioni mondane che spesso costruiscono il successo.

«Il mondo dell’arte tende a storicizzare ogni opera, ma le vere opere d’arte restano sempre contemporanee», amava ripetere Giansone. Il nuovo museo a lui dedicato sembra voler dimostrare proprio questo: che la materia, quando è attraversata da un’ansia autentica, continua a parlare anche dopo decenni. L’inaugurazione è fissata per il 18 aprile 2026. Un appuntamento per chi crede che l’arte non debba solo essere custodita, ma incontrata.

Redazione