TRENTO – Ci sono parole che non hanno bisogno di volume, ma di sguardo. E c'è una bambina che, una sera, ha chiamato suo padre e gli ha detto: «Guardami, voglio raccontarti una cosa». Quella frase semplice, pronunciata con gli occhi, è diventata il titolo e il cuore pulsante di un progetto che dal Trentino vuole cambiare il modo di vivere la sordità a scuola.
L'iniziativa, promossa dall'Ente Nazionale Sordi – Sezione di Trento, entra ora nella sua fase operativa grazie al sostegno dell'Assessorato regionale alla tutela delle minoranze linguistiche. A dare il via al progetto è stata una storia autentica, quella di Alex Tondin, un padre che ha voluto testimoniare a tutti che comunicare con una figlia sorda non solo è possibile, ma è un atto d'amore che passa prima di tutto dallo sguardo. Il contatto visivo, infatti, è il primo fondamentale pilastro per una comunicazione piena con chi vive la sordità.
Il progetto interesserà l'intero anno scolastico 2026-2027 e prevede l'installazione di banner informativi in tutte le 215 scuole primarie della Provincia autonoma di Trento. Ma l'elemento che rende unica l'iniziativa è l'attenzione alle radici linguistiche del territorio. Grazie al supporto dell'assessore Luca Guglielmi, ogni banner sarà infatti arricchito da sottotitoli e traduzioni nelle tre lingue di minoranza storiche del Trentino: ladino, cimbro e mocheno.
A realizzare le proposte grafiche sono stati gli studenti degli istituti d'arte e grafica trentini, che hanno presentato 17 bozzetti diversi. Uno solo di questi verrà selezionato e poi distribuito in tutti gli istituti comprensivi della provincia. Un modo per coinvolgere i giovani nella sfida dell'inclusione, trasformandoli da spettatori a protagonisti.
«Affrontare il tema del deficit d'udito richiede una sensibilità che vada oltre la semplice assistenza – ha dichiarato l'assessore Luca Guglielmi –. Richiede empatia e strumenti che parlino la lingua del cuore e della nostra terra. Valorizzare il ladino, il mocheno e il cimbro all'interno di questo progetto non è solo un atto di tutela culturale, ma un modo per radicare l'accoglienza nella nostra identità più profonda. Rendere queste regole di comunicazione accessibili nelle lingue minoritarie significa trasformare il Trentino in un vero laboratorio di civiltà, dove il plurilinguismo diventa il ponte che abbatte il silenzio».
La sezione ENS del Trentino, fondata nel 1952, tutela e assiste circa 600 persone sorde, di cui 50 bambini. Da decenni l'ente lavora per l'integrazione e l'abbattimento delle barriere, promuovendo la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e offrendo servizi essenziali come interpretariato, facilitazione scolastica ed eventi culturali accessibili. Con "Guardami, voglio raccontarti una cosa", quel lavoro trova ora un nuovo, potente alleato: le lingue della terra trentina che diventano strumento di vicinanza, per fare in modo che nessuno resti in silenzio.


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