News | 31 marzo 2026, 14:53

Aree interne, la Sicilia punta su 48 milioni per ripopolare i borghi e innovare il sociale

Al via la Priorità 5 del Fse+: un’operazione strategica che coinvolge 155 sindaci per contrastare spopolamento, marginalità e fragilità con azioni integrate per giovani, anziani, famiglie e migranti

Aree interne, la Sicilia punta su 48 milioni per ripopolare i borghi e innovare il sociale

PALERMO – Ripopolare i borghi, restituire futuro alle aree interne, ricucire il tessuto sociale laddove lo spopolamento ha lasciato ferite profonde. Con questi obiettivi prende formalmente avvio in Sicilia la Priorità 5 “Azioni sociali innovative” del Programma Regionale Fse+ 2021-2027, un’operazione definita di importanza strategica (Ois) che mette in campo 48 milioni di euro di risorse comunitarie per invertire la rotta dei territori più fragili dell’Isola.

A fare da cornice alla presentazione ufficiale, una giornata di confronto al Marina Convention Center di Palermo che ha riunito i 155 sindaci delle 11 Aree interne siciliane, chiamati a conoscere le modalità di attuazione territoriale di un programma che punta tutto sulla progettazione condivisa e sulla capacità di fare rete tra istituzioni, parti sociali e comunità locali.

“Le Aree interne rappresentano una sfida decisiva per contrastare spopolamento e marginalità – ha scritto nel suo messaggio di saluto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani –. In questo contesto, la Priorità 5 consente di attivare interventi innovativi orientati all’inclusione sociale e alla creazione di nuove opportunità di lavoro”. Un sostegno convinto, quello del governatore, a un’iniziativa che intreccia sviluppo economico e coesione sociale, due fronti che nelle aree interne non possono essere separati.

A portare il saluto della Commissione europea, in collegamento, Adelina Dos Reis e Paolo Montini, rispettivamente capo unità e rappresentante della direzione generale per l’Occupazione, gli affari sociali e l’insularità. “È una priorità sfidante per la Regione Siciliana – ha sottolineato Dos Reis – perché include diversi elementi di novità e innovazione che contribuiranno al sostegno di azioni sociali sperimentali”. Un dato, sottolineato dalla funzionaria europea, rende l’operazione unica nel panorama italiano: “Nessun altro, oltre alla Campania, ha attivato le azioni sociali innovative nel programma Fse+”.

Tre, secondo la Commissione, le grandi sfide che attendono la Priorità 5: il contrasto all’invecchiamento della popolazione residente, l’integrazione dei migranti e il miglioramento dei servizi con azioni orientate al ripopolamento dei borghi rurali delle Aree interne. Una scommessa che l’Europa segue con attenzione, convinta del ruolo centrale che le politiche di coesione possono giocare nel ridare slancio a territori spesso dimenticati.

Il cuore dell’intervento è l’attenzione ai destinatari: giovani, famiglie, anziani, persone in condizione di disagio, migranti e rifugiati. Per tutti questi soggetti, la Priorità 5 prevede azioni integrate volte a favorire l’inserimento lavorativo e il pieno coinvolgimento nella vita economica e sociale delle comunità. Non interventi isolati, ma un approccio sistemico che prova a rispondere alla complessità di territori dove la mancanza di lavoro, l’isolamento e l’assenza di servizi alimentano un circolo vizioso di abbandono.

A illustrare nel dettaglio le procedure attuative, durante la giornata di lavori, sono stati Michela Bongiorno e Saverino Richiusa del servizio 3 del dipartimento della Famiglia e delle politiche sociali, che si sono confrontati direttamente con gli amministratori locali e le forze sociali. Un momento di ascolto reciproco, fondamentale per calare le strategie generali nelle specificità dei singoli territori.

Numerosi i contributi istituzionali che hanno scandito la mattinata: Rossana Signorino, dirigente generale del dipartimento regionale della Formazione professionale e autorità di gestione del Pr Fse+, ha ribadito l’importanza di un utilizzo rapido ed efficace delle risorse; Vincenzo Falletta, dirigente dell’area 8 del dipartimento Programmazione (autorità di gestione del Fesr), ha evidenziato le sinergie tra i diversi fondi europei; mentre Ettore Riccardo Foti, dirigente generale ad interim del dipartimento della Famiglia e delle politiche sociali, e Patrizia Valenti, capo di gabinetto dell’assessorato regionale della Famiglia, hanno portato il contributo del loro assessorato nella definizione degli interventi.

A chiudere i lavori, l’assessore regionale all’Istruzione e alla formazione professionale, Mimmo Turano, che ha raccolto il testimone di una giornata concepita non come un evento celebrativo, ma come il primo passo concreto di un percorso che dovrà vedere protagonisti i territori.

“Il successo di questo percorso dipenderà dalla capacità di operare in modo sinergico tra istituzioni, parti sociali e territorio – aveva ricordato Schifani nel suo messaggio – garantendo una governance efficace e una rapida attuazione degli interventi”. Con 48 milioni di euro a disposizione e una cabina di regia che si appresta a trasformare le idee in progetti, la Sicilia prova a scrivere una pagina nuova per i suoi borghi, dove il futuro, stavolta, si gioca in casa.

Redazione