News | 29 marzo 2026, 16:14

Intelligenza Artificiale, l'Italia corre: +660% di ore di studio in due anni

Intelligenza Artificiale, l'Italia corre: +660% di ore di studio in due anni Ma il vero boom è del pensiero critico: cresce del 185% tra chi studia GenAI. Il report Coursera: «Le competenze umane tornano protagoniste». All'Innovation Training Summit il futuro del lavoro

Intelligenza Artificiale, l'Italia corre: +660% di ore di studio in due anni

Roma – Viviamo in un'epoca in cui il ritmo dell'innovazione non è più scandito dalle macchine, ma dalla nostra capacità di imparare. Il Job Skills Report 2026 di Coursera lo dice con una chiarezza quasi brutale: il futuro del lavoro non aspetta. E chi non aggiorna le proprie competenze rischia di essere tagliato fuori da un mercato che cambia più velocemente della nostra capacità di comprenderlo.

In questo scenario, l'Italia sta dimostrando una reattività sorprendente. Il nostro Paese occupa oggi il quinto posto in Europa (e il venticinquesimo a livello globale) per numero di iscrizioni ai corsi di Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI). Ma il dato più impressionante riguarda le ore di studio dedicate: tra il primo trimestre del 2023 – il primo dopo il rilascio di ChatGPT – e la metà del 2025, gli studenti italiani hanno incrementato del 660% il tempo dedicato all'apprendimento della GenAI. Un'esplosione che racconta di un interesse tutt'altro che passeggero.

La vera sorpresa, però, non è l'ennesima conferma del ruolo centrale dell'Intelligenza Artificiale, ma il ritorno prepotente delle competenze umane. Secondo il report New Economy Skills: Building AI, Data and Digital Capabilities for Growth, la skill che cresce più rapidamente al mondo è il pensiero critico: la capacità di verificare, interpretare e giudicare. In un'epoca in cui l'IA può generare testi, immagini e codice, ciò che fa davvero la differenza è la nostra capacità di dare senso a ciò che producono le macchine. E i dati lo confermano: tra chi studia GenAI, le iscrizioni ai corsi di pensiero critico sono aumentate del 185%.

Non si tratta solo di saper usare un software, ma di governarlo. Le competenze cosiddette human-in-the-loop, come il debugging e la gestione della qualità dei dati, hanno registrato un incremento del 108%, diventando indispensabili per chi vuole davvero padroneggiare queste tecnologie. La tecnologia è ormai un'infrastruttura sociale ed economica che richiede una dose di responsabilità accresciuta: non a caso, governance, privacy e sicurezza sono entrate con forza nella top 10 delle competenze più richieste.

C'è poi un dato che racconta un futuro più inclusivo. La partecipazione femminile nei percorsi di studio sulla GenAI è passata dal 36% al 41% in un solo anno. Un segnale che l'accessibilità dell'IA può diventare un ponte fondamentale per colmare divari storici e aprire nuove opportunità per le donne nel settore tecnologico.

Tuttavia, il cammino non è privo di ostacoli. Se per acquisire un'infarinatura di base (AI literacy) bastano circa 30 ore di studio, il passaggio a un livello avanzato richiede un impegno molto più profondo: si stima che per padroneggiare modelli complessi di Machine Learning e Data Science servano circa 137 ore. Il rischio, avvertono gli esperti, è quello di rincorrere l'ultima novità trascurando le fondamenta. In Italia si nota, infatti, una flessione nell'apprendimento di basi tecniche cruciali come la cybersicurezza e la programmazione.

Oggi oltre 1,6 milioni di italiani sono già su questa strada, supportati anche da imprese che hanno capito che formare i propri dipendenti non è un costo, ma un investimento sulla sopravvivenza. È proprio in questo contesto che il tema delle competenze e del rapporto tra intelligenza artificiale e capacità umane sarà al centro del dibattito dell'Innovation Training Summit 2026, il principale appuntamento nazionale e internazionale dedicato alla formazione, alle competenze e al futuro del lavoro, in programma oggi e domani a Roma all'Auditorium della Tecnica.

«L'Intelligenza Artificiale sta ridefinendo il lavoro, ma non lo sta sostituendo: lo sta rendendo più umano – commenta Kevin Giorgis, presidente di Ecosistema Formazione Italia –. Le competenze tecniche sono fondamentali, ma ciò che farà davvero la differenza sarà la capacità di pensare in modo critico, di prendere decisioni e di interpretare la complessità. La vera sfida non è adottare l'IA, ma sviluppare le competenze per governarla e integrarla nei processi in modo responsabile ed efficace».

Redazione