News | 07 marzo 2026, 10:23

A Venaria Reale nasce il polo scientifico per la cura dei beni culturali

Al via i lavori per il nuovo centro di ricerca del CCR: 3,5 milioni di investimento per laboratori all'avanguardia nell'ex Galoppatoio Lamarmora. Lo spazio sarà aperto anche al pubblico

A Venaria Reale nasce il polo scientifico per la cura dei beni culturali

La scienza in soccorso dell'arte. A Venaria Reale, cuore pulsante del patrimonio UNESCO piemontese, è stata ufficialmente avviata la realizzazione del nuovo polo scientifico del Centro Conservazione Restauro "La Venaria Reale". Un progetto ambizioso che trasformerà l'ex Galoppatoio Lamarmora, edificio storico di proprietà della Regione Piemonte, in un hub internazionale dedicato alla ricerca e alla diagnostica applicata allo studio e alla conservazione dei beni culturali.

Con un investimento complessivo di 3,5 milioni di euro, sostenuto dalla Regione Piemonte con 2,5 milioni di fondi del Piano Operativo Complementare e da un successivo contributo del Ministero della Cultura inserito nella programmazione triennale dei lavori pubblici 2026-2028, il cantiere interesserà 600 metri quadrati distribuiti su due piani. La prima fase, che riguarderà il piano terra, dovrebbe concludersi entro ottobre 2026.

Il cuore pulsante della nuova struttura saranno otto laboratori scientifici di ultima generazione, attrezzati con tecnologie all'avanguardia per analisi puntuali, imaging di superficie e strumentazioni mobili per campagne diagnostiche in situ. Un aspetto cruciale, quest'ultimo, che consentirà di studiare opere non trasportabili o da cui non è possibile prelevare campioni, ampliando enormemente le possibilità di intervento su dipinti murali, sculture monumentali e manufatti di grandi dimensioni.

Ma il nuovo polo non sarà soltanto un luogo per addetti ai lavori. Al piano terra, accanto ai laboratori, è prevista un'area centrale concepita come spazio espositivo e divulgativo aperto al pubblico, per raccontare il lavoro silenzioso ma fondamentale che si cela dietro il restauro di un'opera d'arte. Il primo piano ospiterà invece una sala riunioni, una biblioteca specializzata e spazi ufficio open space, oltre ad aree informali pensate per favorire il networking tra ricercatori.

«Il progetto del nuovo polo scientifico – spiega Alfonso Frugis, presidente del CCR – è stato uno dei miei obiettivi primari per consolidare il ruolo del Centro come polo di eccellenza internazionale, potenziandone le capacità scientifiche e operative e rafforzando la leadership dell'Italia nella conservazione e nella ricerca applicata ai beni culturali. È il risultato di una strategia di lungo periodo che genererà impatti positivi per il territorio sul piano culturale, economico e sociale».

Soddisfazione espressa anche dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: «In Piemonte la cultura rappresenta uno dei motori strategici dell'innovazione e dello sviluppo. Trasformiamo un simbolo storico come l'ex Galoppatoio in una fucina di futuro, dove le tecnologie più evolute dialogano con l'arte per preservarla e valorizzarla, proiettando il nostro patrimonio sulla scena internazionale».

Fondamentale per il raggiungimento dell'obiettivo è stata la sinergia tra istituzioni: dalla Città Metropolitana di Torino, stazione unica appaltante, al Comune di Venaria Reale, che ha inserito il progetto nel proprio bilancio di sostenibilità degli interventi culturali. Un contributo significativo è arrivato anche da Intesa Sanpaolo, che attraverso la piattaforma di crowdfunding For Funding ha sostenuto l'acquisto di nuove strumentazioni e la formazione di giovani ricercatori.

«La nascita del nuovo polo scientifico – aggiunge Federica Pozzi, direttrice dei Laboratori Scientifici del CCR – segna un momento cruciale nella nostra storia. È un progetto pensato per ampliare l'accesso alla diagnostica e rafforzare le capacità operative del CCR, creando un luogo in cui scienza e patrimonio dialogano in modo strutturato e continuativo. Non è soltanto un'infrastruttura: è l'espressione di una visione condivisa, fondata su collaborazione, ricerca e sostenibilità».

Un modello, insomma, che punta a consolidare la leadership italiana nel campo della conservazione dei beni culturali, offrendo al contempo nuove opportunità di crescita per il territorio e per le giovani generazioni di ricercatori.

Redazione