News | 23 febbraio 2026, 09:00

Dazi al 15%: il vero test sarà sui mercati, non nei tribunali

Tra incertezza politica e volatilità finanziaria, ecco cosa può succedere a Wall Street

Dazi al 15%: il vero test sarà sui mercati, non nei tribunali

L’annuncio di nuovi dazi al 15% da parte di Donald Trump non è soltanto una questione commerciale o giuridica. È prima di tutto un tema finanziario. Perché ogni barriera tariffaria, soprattutto se generalizzata, si traduce in un prezzo: per le imprese, per i consumatori e, inevitabilmente, per i mercati.

La recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di limitare l’uso dei poteri d’emergenza per imporre dazi ha costretto l’amministrazione a muoversi su basi legali più fragili e temporanee. Questo dettaglio è cruciale per gli investitori: un dazio che può decadere dopo 150 giorni, senza l’estensione del Congresso degli Stati Uniti, non è una politica strutturale ma una variabile politica.

E i mercati odiano le variabili politiche.

La prima reazione tipica è l’aumento della volatilità. I settori più esposti all’import – retail, automotive, tecnologia hardware – tendono a subire pressioni immediate, perché un 15% generalizzato può comprimere i margini o essere trasferito sui prezzi finali, con effetti sull’inflazione. Le aziende esportatrici, invece, temono ritorsioni: la storia delle guerre commerciali insegna che i partner non restano fermi.

Ma il vero punto è un altro: che segnale manda tutto questo alla Federal Reserve? Se i dazi alimentano pressioni sui prezzi, la banca centrale potrebbe trovarsi costretta a mantenere tassi più alti più a lungo. E questo cambia radicalmente le valutazioni azionarie, soprattutto nei titoli growth. Non è solo commercio internazionale, è costo del capitale.

C’è poi il dollaro. In uno scenario di tensione commerciale, la valuta americana tende spesso a rafforzarsi come bene rifugio. Ma se i dazi rallentano la crescita globale e riducono gli scambi, il quadro può diventare più ambiguo. Gli investitori iniziano a chiedersi: stiamo entrando in una fase di protezionismo strutturale o in una leva negoziale temporanea?

Ed è qui che entra in gioco il Congresso. Senza un voto che prolunghi la misura oltre i 150 giorni, i dazi restano un elemento di incertezza a scadenza. Per i mercati significa prezzare non solo l’impatto economico, ma anche la probabilità politica che la misura diventi permanente.

In sintesi, il 15% non è solo una percentuale. È un moltiplicatore di rischio: su utili aziendali, inflazione, tassi e relazioni commerciali. La domanda che gli investitori si pongono non è se i dazi entreranno in vigore, ma per quanto tempo resteranno. Perché in finanza la durata conta quanto l’intensità.

Paolo D'Ascenzi