News | 19 febbraio 2026, 10:00

Artigianato: 2025 al segno della stabilità dopo un decennio in rosso

Oltre 1,23 milioni di imprese attive: saldo positivo di 187 unità, ma in dieci anni perse 128mila realtà produttive.

Artigianato: 2025 al segno della stabilità dopo un decennio in rosso

Il 2025 si chiude con una sostanziale stabilità per l’artigianato italiano. Le imprese attive superano quota 1,23 milioni e il saldo tra iscrizioni e cessazioni, al netto delle cancellazioni d’ufficio operate dalle Camere di commercio, è positivo per 187 unità. Il dato emerge dall’elaborazione della CNA sui numeri Unioncamere-Movimprese e conferma l’andamento già osservato nel quadriennio 2021-2024. Nello stesso periodo l’intero sistema produttivo italiano registra un saldo complessivo superiore a 56mila imprese.
Il quadro resta tuttavia negativo nel lungo periodo: negli ultimi dieci anni sono andate perse 128mila imprese artigiane. Tra il 2009 e il 2020, tra debito sovrano e pandemia, le cessazioni medie annue superavano le 105mila unità. Oggi il valore medio si attesta poco sopra le 79mila l’anno. Nel 2013 il saldo fu negativo per 27mila imprese, mentre nel 2012 e nel 2014 la flessione superò le 20mila unità, anche per la forte concentrazione dell’artigianato in comparti ciclici come manifattura e costruzioni.

Calo delle chiusure e maggiore solidità finanziaria
La stabilità del 2025 è attribuibile soprattutto alla riduzione delle cessazioni. Le micro e piccole imprese hanno rafforzato la capacità di adattamento pur operando spesso all’interno di filiere guidate da grandi gruppi. La discesa della mortalità suggerisce un miglioramento della struttura economico-finanziaria, favorito anche dal graduale rientro delle tensioni sui costi energetici rispetto ai picchi del 2022 e da una maggiore selettività negli investimenti. Secondo gli ultimi indicatori dell’Istat, nel 2025 la produzione nelle costruzioni mostra segnali di rallentamento, mentre la manifattura resta debole, elementi che rendono il saldo positivo dell’artigianato un dato rilevante nel contesto attuale.

Territori a velocità differenziata
La dinamica nazionale riflette andamenti territoriali eterogenei che incidono direttamente sulla distribuzione delle partite Iva e delle piccole imprese nei diversi sistemi locali. Lo stock resta stabile nel Nord Ovest, dove la crescita della Lombardia (+0,2%) compensa le contrazioni registrate in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Nel Nord Est l’aumento medio dello 0,2% è diffuso in tutte le regioni, con il Trentino-Alto Adige a +1,5%, dato che si inserisce in un contesto di maggiore tenuta dei distretti manifatturieri e delle filiere dell’edilizia specializzata. Nel Mezzogiorno l’incremento complessivo dello 0,1% è trainato da Sicilia (+0,4%) e Sardegna (+0,8%), mentre nelle altre regioni meridionali la nati-mortalità resta debole o negativa. Il Centro segna una flessione dello 0,3%, con cali in Toscana (-0,6%), Umbria (-0,7%) e Marche (-0,5%), territori caratterizzati da una forte presenza di microimprese manifatturiere e dell’artigianato tradizionale.

Mario Gentile