Chiarite ulteriormente le regole del regime fiscale agevolato per i cosiddetti “impatriati”, con impatti diretti su professionisti, partite IVA e PMI che cercano di attrarre competenze dall’estero. La normativa, riformata dal Decreto Legislativo n. 209/2023 e applicata dal 2024, incentiva il rientro di lavoratori qualificati trasferendo la loro residenza fiscale in Italia, con forti riduzioni del carico tributario su redditi da lavoro dipendente e autonomo prodotti in Italia.
Agevolazioni anche in smart working
Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate di inizio 2026 ha ribadito che il regime si applica anche ai casi di lavoro svolto in modalità smart working per aziende estere, purché l’attività sia svolta prevalentemente sul territorio italiano. Pertanto, un professionista residente fiscalmente in Italia può continuare a lavorare per un datore di lavoro con sede in un altro Paese e accedere all’agevolazione fiscale se soddisfa i requisiti di residenza e di presenza sul territorio. Il beneficio consiste nel tassare solo il 50% del reddito imponibile derivante da lavoro dipendente o autonomo per un periodo di cinque anni, entro un limite annuale di 600 000 euro.
Requisiti per l’agevolazione l’assenza di residenza fiscale in Italia nei tre anni precedenti il trasferimento e l’impegno a mantenerla per almeno quattro anni, oltre ad una riconosciuta ed elevata qualificazione professionale. L’apertura di una partita IVA in Italia rientra tra le situazioni ammissibili, permettendo di beneficiare della detassazione sul reddito prodotto nel Paese.
Impatto PMI e professionisti: tra incentivi e vincoli
Per i liberi professionisti e le PMI italiane il regime impatriati rappresenta un’opportunità per attrarre competenze estere senza l’onere di un datore di lavoro italiano. Le imprese che collaborano con lavoratori impatriati possono beneficiare di personale altamente specializzato a un costo fiscale ridotto. Allo stesso tempo, l’estensione delle agevolazioni ai lavoratori autonomi con partita IVA può stimolare l’avvio di nuove attività nel settore dei servizi, della consulenza e dell’innovazione.
Tuttavia, le imprese devono considerare anche i vincoli burocratici e i requisiti soggettivi imposti dalla normativa, come i limiti di reddito agevolabile e l’obbligo per il professionista di dimostrare la prevalenza dell’attività in Italia. Inoltre, l’esigenza di qualificazione professionale può escludere alcune categorie meno specializzate, incidendo sulla capacità di alcune PMI di usufruire pienamente delle agevolazioni. Il regime agevolato, pur più selettivo, resta un elemento chiave per rafforzare il capitale umano presente nel Paese e sostenere le piccole e medie imprese in un contesto competitivo internazionale.


Mario Gentile



