In un ateneo storico come l'Università degli Studi di Napoli Federico II, fondato nel 1224, la gestione del patrimonio edilizio è una sfida di straordinaria complessità. Con oltre 80.000 studenti, più di 5.000 addetti e un sistema di sedi che spazia da edifici storici a complessi moderni distribuiti sul tessuto urbano, ogni decisione ha un peso. Oggi, la risposta a questa sfida ha un nome: una transizione digitale strutturata che non guarda solo alla tecnologia, ma a un autentico cambio di approccio organizzativo, che mette al centro il Building Information Modeling (BIM) come metodologia condivisa.
Il progetto, avviato con la consulenza di Harpaceas, nasce da una duplice necessità: adeguarsi alle evoluzioni normative, come il nuovo Codice dei Contratti Pubblici, e affrontare in modo coordinato e integrato la complessità gestionale quotidiana. L'obiettivo dichiarato non è la semplice adozione di un nuovo software, ma la costruzione di un impianto metodologico comune che ripensi i processi, migliori il coordinamento tra le diverse Aree coinvolte (dall'edilizia alla prevenzione e protezione, fino alla contrattualistica) e favorisca una visione unitaria delle attività.
In questo percorso, l'elemento chiave è stato il coinvolgimento capillare delle risorse interne. La Federico II ha deciso di investire sulla costruzione di competenze diffuse, evitando di creare dipendenze da risorse esterne o soluzioni frammentate. A oggi, sono circa 150 i professionisti coinvolti: una prima fase ha interessato 90 persone, seguita da una seconda che ne sta coinvolgendo ulteriori 55, affiancata da approfondimenti operativi con gruppi ristretti di specialisti. Questo investimento sulla formazione ha l'obiettivo di creare un linguaggio comune e una base metodologica solida, presupposto indispensabile per qualsiasi innovazione tecnologica efficace e duratura.
Sebbene il percorso sia ancora in fase di sviluppo e non siano ancora disponibili dati quantitativi consolidati, i benefici qualitativi sono già visibili. I responsabili del progetto segnalano una maggiore consapevolezza operativa tra le diverse aree, una sensibile riduzione delle inefficienze nei flussi comunicativi e i primi, incoraggianti segnali di un miglior coordinamento interfunzionale. Questi elementi sono le fondamenta su cui, nel medio periodo, si costruirà una gestione più efficiente delle gare, dei progetti e delle attività di verifica.
Guardando al futuro, l'Ateneo si attende un'ottimizzazione nell'uso delle risorse, una riduzione delle rilavorazioni e un miglioramento complessivo della produttività. L'introduzione di strumenti strutturati per l'analisi dei processi e la gestione dei dati sta già favorendo una maggiore integrazione tra ambiti che tradizionalmente operavano in modo separato. Questo processo getta le basi per una gestione del patrimonio sempre più consapevole, orientata al dato, con positive ricadute su sicurezza, tracciabilità e qualità delle informazioni lungo tutto il ciclo di vita degli immobili.
Il caso della Federico II si inserisce in un contesto accademico e di ricerca particolarmente vivace sul tema. L'Ateneo, infatti, non solo applica il BIM alla propria gestione, ma è anche un centro di studio e formazione d'eccellenza. Ricercatori dei dipartimenti di Architettura e Ingegneria Edile hanno pubblicato studi approfonditi sull'utilizzo del BIM in ambito strutturale e stanno sperimentando l'integrazione avanzata di BIM, GIS (sistemi informativi geografici) e strumenti di Business Intelligence per creare un gemello digitale del proprio patrimonio, finalizzato a un supporto decisionale ancora più avanzato. Inoltre, l'offerta formativa include un Master di II livello dedicato proprio al "BIM e Progettazione Integrata Sostenibile", a testimonianza di un impegno strutturale nella formazione delle professionalità del futuro.
Il progetto dell'Università Federico II si configura quindi come un esempio maturo di come la transizione digitale nel settore pubblico debba essere, prima di tutto, un progetto di cambiamento organizzativo e culturale. Un investimento sulle persone, sui processi e su una visione integrata, che punta a trasformare la complessità da vincolo in un'opportunità di governance più efficiente e sostenibile.


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