News - 04 novembre 2026, 10:00

Fino a 14.000 euro di risparmio: cosa cambia per le Partite Iva con la Manovra 2027

La bozza del disegno di legge

Fino a 14.000 euro di risparmio: cosa cambia per le Partite Iva con la Manovra 2027

Il Disegno di Legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2026 e ora al vaglio del Parlamento, introduce una profonda revisione per le partite Iva in regime forfettario. Attualmente, la normativa in vigore garantisce un'imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni per le nuove attività) e la completa esenzione dall'Iva per i ricavi fino alla soglia di 85.000 euro. Superando tale limite senza oltrepassare i 100.000 euro, il professionista mantiene il regime nell'anno dello sforamento ma ne esce in quello successivo; superando i 100.000 euro la fuoriuscita è invece immediata sia per l'Iva che per le imposte sui redditi. La franchigia Iva a 85.000 euro risponde ai rigidi vincoli dell'articolo 284 della Direttiva Europea 2006/112/CE, modificata dalla 2020/285. Non potendo innalzare unilateralmente questo tetto senza un'autorizzazione del Consiglio dell'Unione Europea ed evitando così procedure di infrazione, il Governo ha optato nella nuova manovra per una struttura fiscale ibrida che separa definitivamente il trattamento delle imposte sui redditi da quello dell'Iva.

Forfettario sì, ma con IVA al 22%
Con l'approvazione delle nuove regole, dal 1° gennaio 2027 prenderà forma un inedito "doppio binario" articolato su quattro fasce di reddito.

  • Fino a 85.000 euro nulla cambierà;
  • Tra gli 85.001 e i 100.000 euro il professionista manterrà la tassazione forfettaria ma dovrà obbligatoriamente aggiungere l'Iva del 22% in fattura, effettuando liquidazioni e dichiarazioni periodiche.
  • Sforando i 100.000 euro l'uscita dalla franchigia Iva sarà istantanea, mentre il limite per l'uscita immediata dalle agevolazioni sui redditi salirà a 115.000 euro.

 Il risparmio per chi vi accede resta considerevole: una simulazione reale su un consulente iscritto alla Gestione Separata Inps (coefficiente 78%) che incassa 90.000 euro con 9.000 euro di costi documentati evidenzia un onere tra tasse e contributi di 26.086 euro contro i 40.265 euro del regime ordinario Irpef, generando un vantaggio netto di 14.179 euro annui. La reale convenienza dipenderà però dalla clientela: nei rapporti tra imprese (B2B) l'Iva aggiunta è fiscalmente neutrale e detraibile, mentre lavorando con privati consumatori (B2C) il rincaro graverà sul cliente finale, forzando spesso il professionista ad assorbire l'imposta perdendo oltre il 18% del proprio ricavo originario.

Costo per i contribuenti
L'allargamento della platea dei beneficiari comporterà un onere strutturale massiccio per le casse dello Stato. Secondo la relazione tecnica allegata al Disegno di Legge, il nuovo limite a 100.000 euro incentiverà circa 41.000 contribuenti (di cui circa 23.000 iscritti alle gestioni Inps Artigiani e Commercianti) ad aderire al nuovo assetto, attratti dalla forte convenienza derivante dalle minori imposte dovute rispetto agli scaglioni Irpef standard. Questa estensione si tradurrà in un consistente calo di gettito fiscale: la riduzione delle entrate Irpef per l'erario è stata accuratamente quantificata in 247,2 milioni di euro per l'anno 2027, con un ulteriore aggravio che porterà il disavanzo a 310 milioni di euro nel 2028, per poi assestarsi a un impatto negativo strutturale stimato in 302,6 milioni di euro annui a partire dal 2029. La riforma, i cui costi andranno bilanciati con il resto della spesa pubblica, attende la definitiva conversione in legge da parte del Parlamento entro il 31 dicembre 2026.

Patrick Chiavuzzo

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