La Sapienza di Roma ha un nuovo rettore. È Antonio Carcaterra, 62 anni, professore ordinario di Meccanica applicata alle macchine e direttore del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale, uscito vincitore dal ballottaggio chiuso oggi, venerdì 30 ottobre. Resterà in carica per il sessennio 2026-2032, raccogliendo il testimone dalla rettrice uscente Antonella Polimeni.
Il risultato non lascia spazio a dubbi. Carcaterra ha ottenuto 2.690,41 voti pesati su 4.119,42, mentre lo sfidante Fabio Lucidi, docente di Psicometria e prorettore uscente, si è fermato a 1.317,60. Il vincitore ha prevalso in tutte le componenti chiamate al voto: tra i docenti con 1.920 preferenze contro 1.050, tra dirigenti e personale tecnico-amministrativo con 477,01 contro 199,08, tra assegnisti e studenti con 293,40 contro 68,53. Alta la partecipazione, con un’affluenza del 74,6%.
Si chiude così una corsa lunga e combattuta, svolta interamente con voto online. Nessuna delle tre tornate di ottobre aveva espresso un candidato con la maggioranza assoluta. Al primo turno Carcaterra era soltanto quarto, con circa 750 voti; poi la sfida si è rimescolata con il ritiro di Maria Sabrina Sarto, unica donna in gara, e soprattutto di Riccardo Faccini, preside di Scienze, che dopo il secondo turno ha fatto confluire il proprio sostegno sull’ingegnere. Al terzo turno Carcaterra è balzato in testa con 1.584 voti, davanti a Lucidi (1.305) e a Pierpaolo D’Urso (1.267), preside di Scienze politiche. Dopo la proclamazione, il neo rettore ha ringraziato proprio Faccini e D’Urso, insieme agli studenti e al personale.
L’elezione ha anche un valore simbolico: dopo 18 anni e tre rettori provenienti dall’area medica, la guida della Sapienza passa a un docente di un’altra disciplina.
Sul tavolo ci sono dossier pesanti. L’ateneo conta quasi 127mila studenti e Carcaterra ha impostato la campagna sulla riorganizzazione della governance, a partire dalla semplificazione di un sistema che oggi conta oltre 50 tra prorettori e delegati e dalla creazione di un’“Agorà” come sede stabile di confronto tra vertici, dipartimenti e amministrazione. Centrale anche il nodo delle risorse: l’obiettivo è ridurre la dipendenza dai fondi pubblici rafforzando il Grant Office, per aiutare i ricercatori a intercettare i bandi competitivi europei e internazionali. Una partita che interessa anche il mondo produttivo, perché la capacità di un ateneo di queste dimensioni di attrarre fondi e progetti ha ricadute dirette su imprese e professionisti del territorio.



