Christine Lagarde lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio 2027, con circa otto mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, fissata a ottobre. L’annuncio è arrivato giovedì 29 ottobre: la presidente lo ha comunicato al Consiglio direttivo e al presidente del Consiglio europeo António Costa. I colleghi di Francoforte l’hanno salutata con una lunga standing ovation.
Lagarde ha spiegato di voler recuperare libertà di parola e di espressione e la possibilità di impegnarsi su temi che esulano dalla politica monetaria. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alle elezioni presidenziali francesi della primavera 2027, nelle quali l’ex ministra delle Finanze di Parigi ha fatto capire di non voler restare neutrale. Secondo indiscrezioni che circolano da mesi, l’uscita anticipata permetterebbe inoltre a Emmanuel Macron di avere voce in capitolo nella scelta del successore, prima che il voto possa portare all’Eliseo la destra sovranista, oggi in vantaggio nei sondaggi.
La corsa alla successione è quindi ufficialmente aperta. Costa ha fatto sapere che la procedura parte subito: i Paesi dell’Eurozona che intendono proporre un nome dovranno farlo in vista dell’Eurogruppo del 9 novembre. I favoriti restano l’olandese Klaas Knot, ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi, e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, già alla guida della Banca di Spagna e oggi direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali. L’Italia, al momento, non ha candidati. La partita si intreccia con il rinnovo di altre poltrone del Comitato esecutivo, a partire da quelle di Isabel Schnabel e del capo economista Philip Lane.
L’annuncio ha oscurato la decisione sui tassi, lasciati invariati come previsto: il tasso sui depositi resta al 2,50%, dopo i due rialzi da 25 punti base di giugno e settembre. Resta però sul tavolo l’ipotesi di un ulteriore aumento nella riunione del 17 dicembre, l’ultima dell’anno.
Per chi ha la partita IVA la notizia non è solo una questione di palazzo. Il nome del prossimo presidente orienterà il costo del denaro per otto anni, e quindi finanziamenti, leasing, fidi e mutui di professionisti e piccole imprese. Un profilo più rigoroso sull’inflazione potrebbe tradursi in tassi alti più a lungo, uno più attento alla crescita in un allentamento più rapido. Una transizione lunga e politicamente contesa rischia inoltre di aggiungere incertezza in una fase già segnata dai rincari energetici e dalla stretta monetaria. Chi sta valutando un finanziamento a tasso variabile farebbe bene a tenerne conto.




