Il mattone italiano torna ad attirare capitali. Nei primi nove mesi del 2026 gli investimenti immobiliari hanno raggiunto 10,3 miliardi di euro, il 31% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto rileva l’Investment Overview Q3 2026 di Patrigest in collaborazione con Great, entrambe del Gabetti Group: un risultato che consolida la ripresa avviata nella seconda metà del 2024, nonostante tensioni geopolitiche, rincari energetici e pressioni inflattive.
In testa resta il retail, con circa 2,9 miliardi (+37%), il 29% del totale: un volume già superiore a quello dell’intero 2024, con la Lombardia da sola a quota 1,5 miliardi. Segue l’hospitality, che sfiora i 2 miliardi (+16%), distribuiti tra le grandi città d’arte (40%), le località di mare (25%) e quelle lacustri (17%). Corre la logistica, a circa 1,9 miliardi (+53%), concentrata lungo gli assi Milano-Bologna e Torino-Milano-Venezia. Stabili invece gli uffici, a 1,17 miliardi (-1%), con Milano e Roma che assorbono l’83% del comparto e i primi segnali di aumento dei rendimenti prime.
La crescita più vivace arriva dai segmenti emergenti. Il living sale a circa 900 milioni (+79%), spinto dal build-to-sell (54%) e dallo student housing (29%), complice la carenza di posti letto nelle città universitarie. Le asset class alternative quasi raddoppiano, a 850 milioni (+93%), con i data center al centro della scena, soprattutto nell’area milanese. L’healthcare si attesta intorno ai 260 milioni.
Sul fronte geografico domina il Nord Ovest, con il 51% dei volumi, mentre il Sud si ferma al 7%. Quanto agli acquirenti, istituzionali e Sgr pesano per 4,4 miliardi, il 43% del totale, davanti ai privati (aziende, family office, club deal) con il 26%. Il dato più netto riguarda la provenienza: il 72% dei capitali è straniero, con Stati Uniti, Qatar e Spagna in prima fila per valore.
Per Luca Dondi dall’Orologio, Ceo di Patrigest, la crescita si accompagna a una trasformazione della domanda, con living e infrastrutture digitali accanto ai comparti tradizionali e la riqualificazione dell’esistente come leva centrale.
Più cauto lo sguardo sui prossimi mesi. Daniele Martignetti, Ceo di Great, prevede un possibile rallentamento dei volumi e una nuova pressione sui prezzi: il capitale chiede già un repricing che il mercato non ha ancora pienamente accettato, e dalla velocità di questo riallineamento dipenderà la liquidità della prossima fase. Un segnale da tenere d’occhio anche per professionisti e piccole imprese del settore, dalle agenzie ai cantieri delle riconversioni.




