Le intese sull'autonomia differenziata con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria sono arrivate alla Camera il 22 ottobre, dopo il via libera del Consiglio dei ministri del 13 ottobre. Per chi ha una partita IVA al Nord oggi non cambia nulla: le nuove competenze scattano solo dopo il voto del Parlamento, che dovrà approvare le quattro leggi a maggioranza assoluta e senza poterle emendare. Le intese dureranno al massimo dieci anni, rinnovabili.
Due materie toccano direttamente il lavoro autonomo. Sulle professioni, le Regioni potranno disciplinare solo le attività non ordinistiche di rilievo regionale e riconoscere le qualifiche ottenute in altri Paesi Ue: avvocati, commercialisti e tutte le professioni con albo restano regolati dallo Stato. Chi lavora senza albo dovrà verificare se arriveranno nuovi requisiti o registri regionali. Il secondo fronte è la previdenza complementare: le Regioni potranno promuovere fondi su base regionale, e il Veneto punta su Veneto Welfare. L'Ufficio parlamentare di bilancio avverte però che più fondi significano anche più costi per le agevolazioni fiscali collegate.
Su sanità e protezione civile gli effetti sono indiretti: tariffe di rimborso regionali, con i maggiori oneri a carico dei bilanci locali, e poteri di ordinanza in deroga in caso di calamità, mentre i livelli essenziali di assistenza restano nazionali. Il nodo resta quello delle risorse, perché le intese devono essere finanziariamente neutre e non prevedono compartecipazioni ai tributi erariali.
Sul fronte politico, il movimento autonomista Patto per il Nord contesta a Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, la distanza tra annunci e risultati sull'immigrazione. Secondo i dati Istat citati dal movimento, nel 2025 i nuovi permessi di soggiorno a cittadini non comunitari sono stati 426.956, il 47,2% in più rispetto al 2024. Crescono quelli per famiglia (+61,2%) e per studio (+76%). La Lombardia ne conta 98.128, il 23% del totale nazionale, con un aumento del 61,6%.
I numeri vanno letti con cautela: il totale resta sotto il picco del 2022, legato ai profughi ucraini, e riguarda solo permessi regolari, non gli ingressi irregolari. Il movimento chiede comunque a Salvini come concili la propria comunicazione con l'aumento dei titoli rilasciati dal Governo di cui fa parte, precisando che la critica riguarda le scelte politiche e non i diritti di chi è regolarmente presente. Per chi fa impresa al Nord, autonomia e gestione dei flussi restano due banchi di prova della stessa promessa: risultati verificabili.


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