Cinque giorni di fermo possono costare fino a 50 milioni di euro alla filiera commerciale siciliana. È la stima di Confcommercio Sicilia per gli effetti della protesta sulla grande distribuzione e sul commercio dei prodotti freschi. La protesta nasce anche dai rincari che spingono molte piccole flotte a lavorare in perdita. La mobilitazione, partita il 16 ottobre, è stata proclamata dal Comitato autotrasportatori siciliani dopo quella che la categoria definisce una mancata risposta del governo sul caro carburante e sui pagamenti del programma Sea Modal Shift.
Il gasolio pesa sui conti delle piccole flotte
Secondo i dati del ministero dell’Ambiente citati da Confindustria Catania, a settembre il gasolio ha superato i 2,16 euro al litro, circa 35 centesimi in più rispetto a febbraio. Per un mezzo pesante che percorre 100 mila chilometri l’anno, l’aggravio supera gli 8 mila euro in otto mesi. Il coordinatore Salvatore Bella ha riferito di perdite tra 700 e 900 euro al giorno per camion. Ai rincari si sommano le tariffe marittime, aumentate anche per gli adeguamenti legati al carburante e agli oneri del sistema europeo Ets. La Regione ha stanziato 15 milioni di euro per la categoria, ma secondo il Comitato le risorse non compensano l’impatto su tutti gli operatori: i limiti agli aiuti rendono inoltre più difficile raggiungere le imprese con consumi elevati. Il Comitato chiede misure tempestive e un confronto.
Forniture in affanno, danni anche per i negozi
Confcommercio Sicilia stima in 20-25 milioni le mancate vendite nei reparti di ortofrutta, macelleria, latticini e refrigerati; altri 12-15 milioni riguarderebbero i costi per piattaforme e centri distributivi rallentati. Tra 8 e 10 milioni è invece il valore delle merci deperibili che rischiano di deteriorarsi. Le difficoltà non riguardano soltanto i supermercati: negozi indipendenti, piccoli alimentari, bar e ristoranti dipendono dalle consegne e hanno meno margini per cambiare fornitori o sostenere nuovi costi. La dipendenza dell’isola dai collegamenti marittimi amplifica gli effetti del blocco. RaiNews riferisce che il ministero ha convocato un tavolo per il 27 ottobre, data giudicata tardiva dai manifestanti, che chiedono un confronto immediato. Salvatore Bella ha inoltre contestato l’esclusione dal primo incontro delle sigle che hanno proclamato il fermo. Il rischio è che i rincari si riflettano su fatturato e prezzi.




