Il credito in Italia cresce, ma non per tutti. Secondo il Bollettino economico di Banca d'Italia di ottobre, ad agosto i prestiti alle società non finanziarie sono aumentati del 4,2% su base annua, in lieve accelerazione rispetto al 4,1% di luglio. Dietro la media c'è però un divario di oltre nove punti: +4,7% per le imprese di maggiori dimensioni, -4,6% per le piccole, tra cui molte partite Iva con dipendenti.
Una parte della crescita è alimentata da finanziamenti a breve termine, usati per coprire maggiori fabbisogni di liquidità legati a energia, scorte e capitale circolante. Via Nazionale avverte che questo non significa necessariamente maggiore propensione a investire. Secondo i dati citati da Confartigianato, gli investimenti in macchinari nel secondo trimestre sono scesi del 2,3% sul trimestre precedente, dopo il +6,4% dei primi tre mesi.
Sul fronte dei costi, la Bce ha alzato i tassi due volte nel 2026, a giugno e a settembre, di 25 punti base ciascuna, portando il tasso sui depositi al 2,5%. Il costo dei nuovi prestiti alle imprese è salito di circa 10 punti base tra maggio e agosto e di circa 35 punti base dall'inizio del conflitto in Medio Oriente. Le banche hanno trasferito sui clienti solo una parte del rincaro, visto che l'Euribor a tre mesi è cresciuto di circa 50 punti: ulteriori ritocchi non sono da escludere.
Il costo medio del credito alle imprese era del 3,85% ad agosto secondo Confartigianato, ossia 36 punti base sopra il minimo di marzo e oltre due punti sopra il livello del giugno 2022: un onere che incide soprattutto su chi si finanzia con scoperti e linee di circolante.
Anche l'accesso al credito si è fatto più stretto: nel terzo trimestre le condizioni sono peggiorate lievemente, in particolare per le imprese manifatturiere con meno di 50 addetti. Le differenze territoriali sono marcate: Confartigianato segnala contrazioni dei prestiti alle piccole imprese del 3,4% in Puglia, del 4,9% in Veneto, del 5,7% in Liguria e del 6,6% nelle Marche, contro l'1,5% della Lombardia. È un comunicato di parte, ma il quadro è coerente con i dati di Via Nazionale.
Che cosa possono fare le partite Iva? Anzitutto pianificare in anticipo i fabbisogni di liquidità, senza rivolgersi alla banca nel momento di maggiore tensione. Poi valutare garanzie pubbliche e confidi, che riducono il rischio per l'istituto e possono migliorare le condizioni, e confrontare più offerte, perché gli spread variano molto. Infine tenere in ordine bilanci e dichiarazioni: in una fase di selezione del credito, la qualità dei documenti pesa quanto il merito creditizio.




