News | 22 ottobre 2026, 16:30

Energia e inflazione al 4,1%: il conto arriva sui margini delle partite Iva

Banca d'Italia alza le stime di crescita per il 2026, ma prezzi di gas e petrolio e il calo della fiducia delle imprese pesano sui piccoli.

Energia e inflazione al 4,1%: il conto arriva sui margini delle partite Iva

A settembre l'inflazione è salita al 4,1%, con l'energia a +22,3% su base annua e la componente di fondo all'1,8%. È il dato che spiega perché, pur con una crescita migliore del previsto, molte piccole attività sentano la pressione sui conti. Il petrolio è sopra i 100 dollari al barile, il gas oltre i 75 euro al megawattora e per il quarto trimestre Arera segnala un aumento di circa il 37% delle tariffe elettriche per i clienti vulnerabili in maggior tutela.

Il Bollettino di Banca d'Italia alza la stima di crescita del Pil 2026 a +0,9% (era +0,5% a giugno), con +0,7% nel 2027 e +0,8% nel 2028. L'inflazione media 2026 è attesa al 3,2%, con un picco nel quarto trimestre, per poi scendere al 2,4% nel 2027 e all'1,7% nel 2028. Le proiezioni assumono però prezzi alti di petrolio e gas fino ai primi mesi del 2027: se le tensioni durassero di più, avverte Via Nazionale, l'inflazione sarebbe più alta e la crescita più debole.

Per chi lavora in proprio il problema è la distanza fra costi e ricavi. Bollette, carburanti e forniture salgono subito, mentre i listini ai clienti, soprattutto nei servizi professionali con contratti annuali, si adeguano con ritardo. I forfettari, che non deducono i costi effettivi perché il reddito è calcolato con un coefficiente, assorbono l'aumento per intero; chi è in regime ordinario lo vede nell'utile.

Il clima di fiducia si è già incrinato. A settembre l'Istat ha registrato un calo dell'indicatore composito per le imprese da 97,0 a 95,9, dopo tre mesi di crescita, mentre la fiducia dei consumatori è scesa da 94,5 a 91,2 (in parte per cambiamenti nella rete di rilevazione). Meno fiducia significa meno spesa, un segnale da non sottovalutare per commercianti, artigiani e servizi alla persona.

Un elemento di cautela riguarda i tassi: con l'inflazione sopra il 4% la Bce, che ha già alzato il costo del denaro due volte quest'anno, difficilmente potrà allentare in tempi brevi. Questo si riflette su scoperti, mutui e finanziamenti di circolante che le partite Iva usano per sostenere la gestione corrente.

Anche i conti pubblici lasciano poco spazio: il Btp decennale rende il 4,6%, lo spread sul Bund è a 110 punti base e il deficit è stimato al 2,9% del Pil nel 2026 e al 3,4% nel 2027.

Che cosa fare? Rivedere listini e clausole di adeguamento nei contratti, confrontare i fornitori di energia, valutare le agevolazioni disponibili per alleggerire il capitale circolante e costruire un budget di tesoreria prudente per i primi mesi del 2027, quando i prezzi energetici potrebbero restare elevati.

Redazione