Il prezzo del gasolio sta mettendo in ginocchio intere categorie di lavoratori autonomi. Nelle stazioni di servizio autostradali il diesel ha sfiorato i 2,30 euro al litro e la protesta si allarga da Sud a Nord. Dal febbraio scorso il prezzo è aumentato di circa 35 centesimi al litro, superando a settembre la media di 2,16 euro.
In Sicilia i camion sono fermi nei porti dal 16 al 22 ottobre, mentre in Calabria il fermo dell’autotrasporto proclamato da Fedralog va dal 16 al 20 ottobre. Proteste spontanee di agricoltori e trasportatori si registrano anche in Puglia, nella zona di Cerignola, e presidi di camionisti hanno interessato le autostrade A1 e A30. Mercoledì 22 ottobre è in programma lo sciopero nazionale della pesca, con un blocco simbolico dello Stretto di Messina da parte di circa cento imbarcazioni e mobilitazioni da Trapani a Caorle fino a San Benedetto del Tronto.
I numeri spiegano la rabbia. Per un mezzo pesante che percorre circa 100mila chilometri l’anno, l’aggravio arriva a circa 1.000 euro in più al mese. Per chi deve imbarcare un camion sui traghetti, tra rincari del carburante e costi legati al sistema europeo delle emissioni (ETS), il biglietto può costare fino a 700 euro in più. I pescatori denunciano che la spesa per il carburante è triplicata in dieci anni, con un crollo dei redditi degli equipaggi.
Le richieste al Governo sono precise. Gli autotrasportatori siciliani chiedono un tavolo permanente sull’insularità e il pagamento dei rimborsi previsti dal “Sea modal shift”, l’incentivo per il trasporto via mare che doveva arrivare entro luglio e non è ancora stato erogato. Secondo il comitato dei trasportatori, i fondi coprono appena un quinto del fabbisogno, con il contributo per veicolo-chilometro sceso da 30 a poco più di 6 centesimi. Il settore della pesca chiede invece un prezzo politico del gasolio tra 60 e 70 centesimi al litro.
Il caro carburante, però, non riguarda solo camionisti e pescatori. Si scarica a cascata sui costi della logistica, e quindi sui prezzi di merci e alimentari, alimentando un’inflazione che a settembre ha toccato il 4,2%. Per le piccole imprese che consegnano o si spostano ogni giorno, dagli artigiani agli agenti di commercio, vale la pena monitorare i rimborsi chilometrici e valutare con il commercialista la deducibilità delle spese per i veicoli aziendali.




