News | 20 ottobre 2026, 10:00

Rendiconto di sostenibilità: meno obbligati, meno dati, più metodo

La rendicontazione di sostenibilità entra in una fase nuova. Dalle sessioni di Master Telefisco del 9 e 16 settembre è emerso un messaggio preciso: gli obblighi si alleggeriscono, ma il lavoro che li precede diventa più impegnativo.

Rendiconto di sostenibilità: meno obbligati, meno dati, più metodo

Il primo cambiamento riguarda i soggetti obbligati. Dopo il rinvio di due anni disposto dalla direttiva Ue 2025/794 («Stop-the-clock») per la seconda e la terza ondata di imprese, la direttiva Ue 2026/470 del pacchetto Omnibus I ha ridisegnato il perimetro della Csrd: l'obbligo scatta solo al superamento congiunto di 1.000 dipendenti medi e 450 milioni di euro di ricavi netti. Le imprese più piccole inserite nella catena del valore di un soggetto obbligato sono inoltre tutelate da un limite alle informazioni che possono essere loro richieste, ancorato allo standard volontario Vsme. In Italia il recepimento è atteso entro il 19 marzo 2027 e fino ad allora il riferimento resta il Dlgs 125/2024: le regole vigenti vanno tenute distinte da quelle a regime.

Il secondo cambiamento riguarda i contenuti. Il 21 settembre sono stati pubblicati in Gazzetta Ue i regolamenti delegati 2026/1560 e 2026/1563, che chiudono la revisione degli Esrs. Gli standard restano dodici, ma l'informativa è meno granulare, arrivano nuovi relief e phase-in e cresce l'interoperabilità con gli standard internazionali. La misura della semplificazione si legge nella Draft list pubblicata da Efrag il 28 agosto: i datapoint scendono da 783 a 292, di cui 195 non condizionali. Il documento non ha valore normativo ed è in revisione fino al 23 ottobre, ma il mapping che lo accompagna permette di raccordare i sistemi di raccolta dati costruiti sugli Esrs 2023 con i nuovi standard e con la futura tassonomia Xbrl.

Meno informazioni obbligatorie non significa meno rigore. Tutto parte dalla doppia materialità: impatti, rischi e opportunità vanno documentati, e la scelta di omettere un dato deve poggiare su un processo tracciabile. Servono poi responsabili del dato chiaramente individuati, controlli e riconciliazioni sui Kpi, evidenze adeguate per l'assurance e coerenza tra rendiconto, bilancio e business plan.

Per chi ha già investito nel reporting il lavoro fatto non va perso: va riallineato ai nuovi standard. Per chi esce dal perimetro la sostenibilità non scompare, perché banche, clienti e capofiliera continueranno a chiedere dati: conviene distinguere ciò che è obbligo da ciò che il mercato pretende comunque. Prima si verifica se e da quando si è obbligati, poi si stabilisce cosa è rilevante, infine si organizzano dati e controlli.

Andrea Nano