News - 14 ottobre 2026, 18:00

Partite IVA inattive, il Fisco cambia le regole: chiusura d’ufficio anche sulla base delle fatture elettroniche

Con il provvedimento del 12 ottobre l’Agenzia delle Entrate aggiorna i criteri per individuare le posizioni dormienti. Avviso nel Cassetto fiscale, 60 giorni per dimostrare che l’attività è ancora viva e riattivazione possibile anche dopo la chiusura

Partite IVA inattive, il Fisco cambia le regole: chiusura d’ufficio anche sulla base delle fatture elettroniche

Una partita IVA aperta e mai utilizzata, o dimenticata dopo la fine di un’attività, non passa più inosservata. Con il provvedimento n. 277710 del 12 ottobre 2026, firmato dal direttore Vincenzo Carbone, l’Agenzia delle Entrate ha riscritto le regole operative per la chiusura d’ufficio delle posizioni inattive. Il provvedimento aggiorna la procedura introdotta nel dicembre 2019 in attuazione dell’articolo 35 del decreto IVA.

La platea potenzialmente coinvolta è ampia: professionisti, lavoratori autonomi e imprese che risultano ancora titolari di una partita IVA ma che, nei fatti, non svolgono alcuna attività economica da oltre tre anni. La vera novità riguarda la base informativa. Ai controlli automatizzati sui dati dell’Anagrafe tributaria si affiancano ora le fatture elettroniche, i corrispettivi telematici e i versamenti effettuati tramite riscossione spontanea. Il Fisco, in altre parole, incrocia ciò che il contribuente fattura, incassa e paga per capire se dietro quel numero esiste ancora un’attività reale.

Cambia anche il modo in cui l’interessato viene avvisato. La comunicazione preventiva arriva al domicilio digitale del contribuente ed è resa disponibile nel Cassetto fiscale, nella sezione dedicata alle comunicazioni dell’Agenzia. Da quel momento parte il conto alla rovescia: la chiusura diventa effettiva dal sessantesimo giorno successivo alla ricezione dell’avviso o alla sua messa a disposizione nell’area riservata. Entro questo termine il titolare può rivolgersi a qualsiasi ufficio territoriale per dimostrare che l’attività è ancora in corso e fermare la procedura.

C’è poi un paracadute che prima non era previsto in modo così chiaro. Se la partita IVA è già stata chiusa, il contribuente può chiederne la riattivazione presentando un’istanza motivata, con effetto retroattivo. Una tutela importante per chi attraversa una fase di stallo senza fatturato ma intende proseguire, o per chi ha semplicemente perso di vista la comunicazione arrivata via PEC.

Per le partite IVA il messaggio è chiaro: PEC e Cassetto fiscale vanno controllati con regolarità, perché è lì che arriverà l’avviso. Chi ha cessato l’attività senza comunicarlo farebbe bene a regolarizzare la posizione. Chi invece è temporaneamente fermo deve essere pronto a documentare che l’impresa o lo studio sono ancora operativi. Dietro l’aggiornamento c’è l’obiettivo di ripulire l’Anagrafe tributaria dalle posizioni fantasma, che falsano le statistiche e possono prestarsi a frodi, senza penalizzare chi lavora davvero.

Redazione

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