Nel 2026 non esiste un unico "bonus partite IVA", bensì un ventaglio di quattro famiglie di agevolazioni pensate per ridurre le tasse, abbattere i costi di avvio e sostenere gli investimenti: gli sgravi fiscali (come il regime forfettario con imposta sostitutiva dal 5% nei primi anni), i contributi a fondo perduto (che arrivano fino a 140.000 euro per i progetti di impresa), i finanziamenti a tasso zero e le indennità di sostegno al reddito. Il riferimento normativo generale per le agevolazioni all’avvio è il Codice degli Incentivi (D.Lgs. 184/2025), affiancato dalla Legge di Bilancio e dalle regole dell'Agenzia delle Entrate per la parte fiscale, con condizioni più favorevoli riservate a under 35, donne e a chi apre un'attività nel Mezzogiorno. Tra gli strumenti di sostegno al reddito spicca l'ISCRO (Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa), introdotta sperimentalmente nel 2021-2023 e resa strutturale dal 1° gennaio 2024 dalla Legge di Bilancio 2024. Questa misura funge da ammortizzatore sociale per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS (inclusi i partecipanti a studi associati o società semplici) che esercitano lavoro autonomo abituale. Per il 2026, l'ISCRO eroga per sei mesi un importo pari al 25%, su base semestrale, della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nel biennio 2023-2024. L'assegno mensile oscilla tra un minimo di 255,53 euro e un massimo di 817,69 euro lordi, per un beneficio complessivo sui sei mesi compreso tra 1.533,18 euro e 4.906,14 euro.
Come accedervi: requisiti, incompatibilità e procedura di domanda
Le modalità di accesso variano secondo la misura: il regime forfettario si sceglie all'apertura della partita IVA o in dichiarazione tramite Agenzia delle Entrate e commercialista, mentre i bandi a fondo perduto e a tasso zero operano quasi tutti a sportello fino a esaurimento fondi tramite Invitalia, INPS o sportelli regionali, utilizzando SPID e firma digitale. Per accedere specificamente all'ISCRO 2026, la domanda va presentata dal 15 giugno ed entro il termine perentorio del 31 ottobre 2026. I richiedenti devono avere la partita IVA attiva da almeno tre anni, essere in regola con i contributi obbligatori, aver dichiarato nel 2025 un reddito non superiore a 12.000 euro (rivalutato ISTAT) e inferiore al 70% della media dei redditi del biennio 2023-2024. Sono esclusi coloro che hanno già fruito dell'ISCRO nel 2024 o nel 2025 (anche se decaduti in anticipo), i titolari di pensioni dirette, gli assicurati presso altre casse obbligatorie, i percettori di Assegno di Inclusione o di indennità di disoccupazione (NASpI, DIS-COLL, ALAS, spettacolo) e chi ricopre cariche politiche retribuite oltre il gettone di presenza.
Quanto costa la misura per lo Stato
Attenendosi rigorosamente ai testi forniti e alla regola di non inventare alcun dato esterno, all'interno della documentazione messa a disposizione non è riportato l'ammontare dello stanziamento finanziario complessivo né il costo totale a carico del bilancio dello Stato per la copertura dell'ISCRO o degli altri bonus per le partite IVA nel 2026. Le fonti attestano esclusivamente gli esborsi massimi erogabili per singolo beneficiario (fino a 4.906,14 euro totali in sei mensilità per l'indennità ISCRO e fino a 140.000 euro per i contributi a fondo perduto destinati ai progetti d'impresa) e precisano che i bandi di finanziamento operano con la formula a sportello fino a esaurimento delle risorse disponibili, senza tuttavia specificare il tetto di spesa pubblica complessivamente stanziato dal Governo per l'anno in corso.




