News | 13 ottobre 2026, 18:00

Alfabetizzazione finanziaria, il 55% dei piccoli imprenditori non raggiunge il livello più alto di conoscenza

Dall’indagine della Banca d’Italia emerge un divario nelle competenze economiche dei titolari di microimprese. Capitale di rischio, costo del credito e diversificazione restano tra i concetti meno conosciuti. Dal podcast Finansia Zero arriva un decalogo per migliorare la consapevolezza nelle scelte finanziarie.

Alfabetizzazione finanziaria, il 55% dei piccoli imprenditori non raggiunge il livello più alto di conoscenza

La gestione di un’impresa richiede competenze che vanno ben oltre la conoscenza del proprio mercato e la capacità di sviluppare prodotti o servizi. Tra queste, l’educazione finanziaria assume un ruolo sempre più rilevante, soprattutto per le microimprese, chiamate quotidianamente a prendere decisioni su investimenti, finanziamenti e gestione della liquidità. Eppure, proprio su questi temi, una parte significativa degli imprenditori italiani mostra ancora margini di miglioramento.

A evidenziarlo è una recente indagine della Banca d’Italia, condotta su un campione rappresentativo di 5.000 titolari di microimprese con un massimo di nove addetti. Il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria raggiunge il 74% del massimo conseguibile, ma l’analisi delle conoscenze di base restituisce un quadro articolato. Il 15% degli intervistati risponde correttamente a non più di tre domande su otto, mentre il 40% si colloca nella fascia intermedia, con quattro-sei risposte esatte. Soltanto il 45% raggiunge il livello più elevato, rispondendo correttamente ad almeno sette quesiti.

In altri termini, il 55% dei piccoli imprenditori non raggiunge la fascia più alta di conoscenza finanziaria. Un dato che richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare competenze essenziali per affrontare le scelte economiche con maggiore consapevolezza, specialmente in un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche, incertezza dei mercati e nuove esigenze di investimento.

Le lacune più evidenti riguardano proprio alcuni aspetti centrali nella gestione di un’attività economica. Se le risposte corrette si avvicinano all’80% per le domande sui dividendi e sul rapporto tra rischio e rendimento, la percentuale scende al 63% per il capitale di rischio e al 61% per il legame tra durata dei prestiti e costo del credito. Anche la diversificazione del rischio, con il 68% di risposte corrette, rappresenta un’area nella quale permangono difficoltà.

Comprendere questi meccanismi non è soltanto una questione teorica. La capacità di valutare il costo effettivo di un finanziamento, confrontare diverse proposte bancarie o distinguere un investimento potenzialmente redditizio da uno eccessivamente rischioso può incidere direttamente sulla sostenibilità di un’impresa. Per una realtà di piccole dimensioni, nella quale le risorse finanziarie sono spesso limitate, errori di valutazione possono tradursi in difficoltà operative e minori opportunità di crescita.

«La finanza non dovrebbe essere considerata una materia per soli addetti ai lavori», sottolinea Valerio Marchetti, Ambassador di Fineco e autore, insieme al giornalista e LinkedIn Top Voice Filippo Poletti, del podcast Finansia Zero, presentato al Luiss Hub di Milano. Il progetto nasce con l’obiettivo di rendere accessibili i temi della finanza e dell’economia comportamentale, avvicinandoli alla vita quotidiana di professionisti, risparmiatori e imprenditori.

Secondo Marchetti, ogni titolare d’impresa prende decisioni finanziarie anche quando non le identifica esplicitamente come tali. Scegliere un finanziamento, valutare un investimento, confrontare una polizza assicurativa o stabilire come gestire la liquidità significa già confrontarsi con la finanza. Il primo passo consiste quindi nel riconoscere le proprie lacune e trasformarle in competenze da sviluppare.

La ricerca evidenzia anche differenze generazionali. Tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni, oltre il 70% risponde correttamente alle domande sul rapporto tra rischio e rendimento e sul costo dei mutui. Il 65% dimostra di conoscere il meccanismo dell’inflazione, mentre il 63% comprende il principio della diversificazione del rischio. Sono segnali incoraggianti, che indicano una maggiore familiarità con alcuni concetti economici, pur in presenza di un divario di competenze ancora da colmare.

Un altro elemento interessante riguarda il rapporto tra alfabetizzazione finanziaria e innovazione. Secondo l’indagine, livelli più elevati di conoscenza finanziaria sono associati a una maggiore probabilità che le imprese adottino tecnologie come intelligenza artificiale, robotica e sistemi interconnessi. La relazione suggerisce che la preparazione economica possa accompagnare la capacità di valutare opportunità di sviluppo e investimenti tecnologici, sebbene non implichi necessariamente un rapporto diretto di causa-effetto.

Non mancano, comunque, segnali positivi. Rispetto al 2021, il livello medio di alfabetizzazione finanziaria, calcolato sulle 17 domande confrontabili, è migliorato del 2%, soprattutto grazie alla componente relativa ai comportamenti e agli atteggiamenti finanziari. Un progresso che non elimina le criticità, ma conferma l'importanza di continuare a investire nella diffusione della cultura economica.

Per Marchetti, la sfida non consiste soltanto nell’imparare a investire, ma soprattutto nel migliorare la qualità delle decisioni. Conoscere la differenza tra rischio e rendimento, comprendere il costo reale di un prestito, monitorare la liquidità aziendale e saper dialogare con gli istituti di credito sono competenze che possono affiancare quelle tecniche e imprenditoriali.

Sulla stessa linea si colloca Filippo Poletti, secondo cui l’educazione finanziaria non dovrebbe limitarsi alla trasmissione di nozioni teoriche. In un mercato del lavoro e in un sistema imprenditoriale in continua evoluzione, colmare il divario di competenze significa mettere professionisti e imprenditori nelle condizioni di cogliere le opportunità di crescita senza sottovalutarne i rischi, trasformando l’incertezza in scelte più consapevoli.

È anche da questa prospettiva che nasce il decalogo di Finansia Zero, elaborato da Marchetti, Senior Private Banker e Area Manager di Fineco Bank, insieme a Poletti. Dieci indicazioni che puntano a promuovere un approccio più informato al risparmio e agli investimenti, partendo non dai singoli prodotti finanziari, ma dagli obiettivi personali e dalla capacità di riconoscere i propri comportamenti.

Il primo consiglio è partire dagli obiettivi: famiglia, progetti e serenità economica dovrebbero precedere la scelta degli strumenti d’investimento. Un portafoglio finanziario ha senso se risponde a esigenze concrete e a un orizzonte temporale definito. Il secondo invito è a diffidare delle promesse di rendimento. Nessuno può garantire performance future e la qualità delle decisioni dipende piuttosto da metodo, disciplina e adeguatezza della consulenza.

Il terzo principio riguarda la necessità di non seguire automaticamente la folla. Comprare perché tutti comprano o vendere sull’onda del panico può portare a scelte poco razionali. Allo stesso modo, andare controcorrente per principio non rappresenta una strategia efficace. Il quarto suggerimento è prestare attenzione ai rischi meno evidenti, come l’inflazione, la concentrazione degli investimenti e l’assenza di un piano finanziario.

Il quinto punto invita a valorizzare il tempo, considerando l’orizzonte di lungo periodo e la costanza delle scelte, senza confondere le oscillazioni di breve termine con il risultato complessivo di una strategia. Il sesto ricorda che il patrimonio non coincide esclusivamente con il denaro depositato in banca: competenze, relazioni, valori e continuità familiare rappresentano risorse importanti, soprattutto quando si affronta il passaggio generazionale di un’impresa.

Il settimo consiglio è distinguere la prudenza dall’immobilità. Conservare liquidità può essere necessario per affrontare spese e imprevisti, ma mantenerla senza una valutazione delle proprie esigenze può esporre ad altri rischi, tra cui la perdita di potere d’acquisto. L’ottavo punto riguarda invece la componente emotiva delle decisioni: la paura di perdere denaro può spingere a reagire impulsivamente, soprattutto nelle fasi di volatilità dei mercati. Riconoscere questo meccanismo aiuta a evitare scelte dettate esclusivamente dall’emotività.

Il nono suggerimento è investire nella cultura finanziaria delle nuove generazioni, introducendo presto temi come risparmio, pensione e funzionamento dell’economia. Il decimo, infine, richiama l’importanza della trasparenza: conoscere i costi degli strumenti finanziari e comprendere ciò per cui si paga è una condizione essenziale per costruire un rapporto di fiducia con il consulente.

Il messaggio che emerge è chiaro: l’alfabetizzazione finanziaria non riguarda soltanto chi opera sui mercati o gestisce patrimoni importanti. È una competenza trasversale, che interessa anche chi guida una piccola attività, pianifica investimenti produttivi o deve scegliere come finanziare la propria crescita. In un contesto economico sempre più complesso, conoscere i meccanismi fondamentali della finanza può diventare un elemento determinante per ridurre gli errori di valutazione e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide dell’impresa.

Redazione