Il 28esimo regime rappresenta una riforma cardine del Mercato Unico volta a superare le barriere invisibili tra i 27 Stati membri, che oggi pesano sulle imprese come dazi fino al 110% sui servizi. La proposta non sostituisce gli ordinamenti nazionali, ma introduce una forma societaria a responsabilità limitata opzionale e armonizzata denominata "EU Inc.", offrendo all'Europa un'alternativa standardizzata ai modelli di Delaware e del Regno Unito. Il formato consente la costituzione al 100% digitale entro 48 ore, con un costo massimo di 100 euro e senza obbligo di capitale sociale minimo. Il principio cardine è la piena libertà di scelta della sede legale (registered office), slegata dalla localizzazione delle attività lavorative infatti i fondatori possono stabilire la sede societaria in qualsiasi Stato membro, mentre le imposte sul reddito, il diritto del lavoro e gli obblighi di sicurezza sociale continuano a seguire il luogo in cui i dipendenti lavorano effettivamente. Questa netta separazione tutela i lavoratori ed evita la proliferazione di società fittizie ("letterbox companies"). Per garantire certezza ad autorità, creditori e banche fin dal primo giorno, la struttura richiede un registro centrale digitale unico UE, indispensabile per standardizzare le verifiche antiriciclaggio e superare le disparità dei registri locali.
Le discussioni in aula e lo scontro sui negoziati a Bruxelles Presentata dalla Commissione il 18 marzo 2026 su base giuridica dell'Articolo 114 del TFUE, la proposta è al centro di una serrata trattativa tra Parlamento e Consiglio, con l'obiettivo politico di raggiungere un'intesa definitiva entro fine anno. La Commissione Giuridica (JURI) del Parlamento Europeo, con il relatore René Repasi, affronta il voto sul progetto di relazione l'8 ottobre a Strasburgo per comporre ben 1.418 emendamenti. Parallelamente, il gruppo di lavoro del Consiglio esamina il secondo testo di compromesso della presidenza irlandese in vista dei triloghi previsti a novembre. Il confronto politico è molto acceso e la comunità dell'innovazione, mobilitata dalla campagna grassroots "EU-INC" con oltre 26.000 fondatori e investitori, chiede di mantenere intatti i pilastri non negoziabili e insiste categoricamente su un Regolamento direttamente applicabile, denunciando come una Direttiva genererebbe 27 recepimenti frammentati. Sul fronte opposto, le organizzazioni sindacali (come l'ETUI) esprimono timori di "forum shopping" a danno delle tutele del lavoro e chiedono paletti rigorosi per salvaguardare la rappresentanza e la cogestione dei dipendenti nei consigli d'amministrazione. Le istituzioni lavorano quindi a un equilibrio che blindi le garanzie sociali nazionali senza compromettere l'uniformità del veicolo europeo.
Opportunità concrete per la scalabilità delle imprese e delle startup Per il tessuto imprenditoriale e l'ecosistema startup, l'introduzione dell'EU Inc. elimina le barriere burocratiche e attrae capitali globali di Venture Capital. La semplificazione azzera le lungaggini burocratiche nell'apertura di conti correnti transfrontalieri grazie a controlli KYC armonizzati e all'integrazione con lo European Business Wallet. Sul fronte dei talenti, il regime introduce il piano paneuropeo di stock option (EU-ESO), che risolve il nodo della tassazione anticipata ("dry tax"): i dipendenti pagheranno le imposte solo al momento dell'effettiva vendita delle quote, con una clausola di salvaguardia ("safe harbor") che protegge il prezzo iniziale da contestazioni fiscali retroattive. A questo si aggiungono la flessibilità nell'emissione di diverse classi azionarie e strumenti convertibili, procedure telematiche rapide per l'aumento di capitale e un quadro normativo dedicato per la liquidazione e la risoluzione dell'insolvenza delle giovani imprese interamente online, consentendo ai fondatori di chiudere un'esperienza non andata a buon fine e ripartire velocemente senza strascichi burocratici.




