Bentornati al nostro appuntamento dedicato al turismo. Oggi analizziamo numeri e prospettive di un settore in crescita, tra nuove opportunità e pressioni sempre maggiori.
Il turismo mondiale ha ormai superato la fase della semplice ripresa post-pandemica e si trova davanti a una nuova sfida, dove non basta soltanto attirare visitatori, ma riuscire a gestire una crescita sempre più complessa.
È questa la fotografia scattata dal Travel & Tourism Development Index 2026, il rapporto del World Economic Forum realizzato in collaborazione con Zurich Insurance Group, che analizza 110 economie sulla base delle condizioni che favoriscono lo sviluppo sostenibile e resiliente del settore.
I numeri raccontano innanzitutto un comparto in forte espansione.
Nel 2025 gli arrivi turistici internazionali hanno raggiunto il record di circa 1,5 miliardi, il 4,4% in più rispetto al 2019.
Nello stesso anno il contributo complessivo di viaggi e turismo all'economia mondiale è arrivato a 11.600 miliardi di dollari, pari a quasi il 10% del Pil globale, sostenendo 366 milioni di posti di lavoro.
Anche le condizioni per lo sviluppo turistico sono migliorate, infatti tra il 2024 e il 2026 il punteggio del TTDI (Indice di sviluppo del turismo e dei viaggi) è cresciuto in 101 dei 110 Paesi analizzati, cioè nel 92% delle economie, mentre la media globale è aumentata del 2,1%, il ritmo più veloce dal 2019.
I progressi hanno riguardato soprattutto risorse culturali, infrastrutture e servizi turistici e connettività aerea.
La geografia del turismo, tuttavia, sta cambiando.
Il Giappone conquista il primo posto davanti a Stati Uniti e Spagna.
Seguono Australia, Francia, Germania, Regno Unito, Cina, Svizzera e Italia.
Sei dei primi dieci Paesi sono dunque europei, a conferma della leadership di Europa ed Eurasia, che resta la regione con il punteggio medio più elevato.
Ma è l'Asia-Pacifico a registrare la crescita più rapida dove tra il 2024 e il 2026 il suo punteggio medio è aumentato del 3,6%, contro l'1,8% dell'Europa e dell'Eurasia.
In questo scenario l'Italia si conferma nella top ten mondiale.
Un risultato che va letto soprattutto alla luce della struttura dell'indice riguarda il fatto che il TTDI non stabilisce semplicemente quali siano i Paesi con più turisti, ma valuta 17 pilastri e 102 indicatori relativi, tra gli altri, a infrastrutture, trasporti, sicurezza, capitale umano, apertura al turismo, competitività dei prezzi, risorse naturali e culturali, sostenibilità e impatto socioeconomico.
Per l'Italia il patrimonio culturale rappresenta inevitabilmente uno degli elementi centrali. Il modello del WEF (World Economic Forum) considera, infatti, il numero di siti culturali riconosciuti dall'Unesco, il patrimonio immateriale, la disponibilità di strutture capaci di ospitare grandi eventi e la domanda digitale legata a musei, siti storici, gastronomia, tradizioni, monumenti e intrattenimento.
A questo si aggiunge la ricchezza delle risorse naturali, valutata attraverso siti naturali del patrimonio mondiale, biodiversità e aree protette.
Il rapporto mette in evidenza una caratteristica comune alle economie turistiche mature, infatti proprio dove l'offerta è più sviluppata aumentano anche i costi e la pressione sulle destinazioni.
Le economie della fascia alta della classifica registrano infatti una performance relativamente più debole sul fronte della competitività dei prezzi e della sostenibilità della domanda.
In Europa, inoltre, l'intensità dei flussi turistici può tradursi in maggiore pressione sulle infrastrutture e sulle comunità locali.
È una questione particolarmente significativa per l'Italia, dove la forza dell'attrattività turistica si concentra spesso in un numero limitato di grandi destinazioni.
A complicare il quadro ci sono poi i costi e il lavoro.
Secondo il WEF, tra il 2024 e il 2026 la competitività dei prezzi è diminuita in tre quarti delle economie analizzate, mentre gli investimenti nel settore non hanno tenuto completamente il passo con la crescita dell'attività.
A livello globale le carenze di personale e competenze rischiano di diventare un vincolo sempre più rilevante per la qualità dei servizi e per la capacità di affrontare la trasformazione digitale e l'intelligenza artificiale.




