Sommario - 29 settembre 2026, 14:00

Scuola e AI, il lavoro invisibile degli insegnanti: verifiche, mappe e ripasso. E il 25% usa l’intelligenza artificiale senza formazione

Un’indagine di AIDAPT e Sanoma su 77mila conversazioni di 5mila docenti italiani svela come l’AI sia entrata nel dietro le quinte della didattica: al primo posto la creazione di test, poi lezioni e schemi. L’ora di punta? Le 16 del pomeriggio, ma una richiesta su cinque arriva nel weekend

Scuola e AI, il lavoro invisibile degli insegnanti: verifiche, mappe e ripasso. E il 25% usa l’intelligenza artificiale senza formazione

A settembre, quando suona la prima campanella, il lavoro degli insegnanti è già iniziato da settimane. Programmi da controllare, lezioni da impostare, esercizi da preparare: un’attività invisibile agli studenti che, per un docente su quattro, passa sempre più spesso dall’intelligenza artificiale. Un’adozione spontanea, spesso senza una formazione strutturata, che sta cambiando il modo in cui la scuola italiana si prepara all’anno scolastico.

A fotografare questo fenomeno è una rilevazione condotta da AIDAPT, startup italiana specializzata nella creazione di Agenti AI per aziende e pubbliche amministrazioni, in collaborazione con Sanoma. Nell’arco dello scorso anno scolastico sono state analizzate le conversazioni di oltre 5.000 insegnanti italiani con un assistente AI verticale per la didattica, per un totale di circa 77mila messaggi. Richieste come “crea lezione di ripasso sui numeri” o “prepara una lezione di storia per alunni di prima media” compongono un quadro meno futuristico di quanto si immagini e molto più vicino a una lista di cose da fare.

La verifica prima della lezione

Il dato più sorprendente riguarda le priorità. Al primo posto, con il 29% delle conversazioni, non ci sono le lezioni ma le verifiche: prove, test ed esercizi. Solo al secondo posto, con il 24%, compaiono lezioni e percorsi didattici. Prima di pensare a come spiegare, dunque, gli insegnanti pensano a come accertare il livello di apprendimento degli alunni. Al terzo posto, nell’11% dei casi, si trovano richieste relative a mappe, schemi e riassunti, i materiali classici di supporto alla didattica.

Chiude la classifica dell’utilizzo specialistico, con appena il 7% delle conversazioni, la richiesta di materiali per alunni con difficoltà di apprendimento: una quota molto bassa se rapportata agli studenti con bisogni educativi speciali effettivamente presenti nelle classi. Il restante 29% delle conversazioni riflette invece un utilizzo esplorativo: gli insegnanti mettono alla prova le capacità del modello su temi generici, ne testano le potenzialità prima di integrarlo stabilmente nel proprio flusso di lavoro.

“Non tocca la relazione educativa, la protegge”

Per Francesco Alborino, founder di AIDAPT, questi numeri raccontano una storia diversa da quella che di solito accompagna il dibattito su scuola e intelligenza artificiale. “Quando si parla di AI e scuola si finisce sempre per discutere di compiti copiati – spiega –. Questi dati raccontano un’altra cosa: la tecnologia sta entrando dal lato del lavoro di preparazione, dove alleggerisce la parte più ripetitiva e restituisce tempo da spendere in classe con i ragazzi. È il modo migliore in cui potesse arrivare, perché non tocca la relazione educativa, la protegge”.

L’utilizzo dell’AI segue ritmi precisi anche nell’arco della settimana. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, una conversazione su cinque viene aperta nel weekend. Nei giorni feriali, invece, l’assistente viene utilizzato soprattutto nel pomeriggio: il 47% delle richieste arriva oltre l’orario delle lezioni, con un picco alle 16 e un 10% che si spinge addirittura dopo le venti.

Uno strumento da affiancare, non da sostituire

Per Sanoma, che da anni opera nel settore dell’editoria scolastica e delle soluzioni digitali per la didattica, comprendere queste dinamiche è essenziale. “Conoscere quali siano le aspettative dei docenti nei confronti dell’AI, come vi interagiscono e quali priorità hanno nella gestione della settimana è fondamentale per noi – aggiunge Monica Pedralli, Innovation & Learning Strategies Lead di Sanoma Italia –. È solo grazie a queste informazioni che possiamo sviluppare strumenti capaci di affiancare e potenziare il loro lavoro, valorizzando ancora di più il ruolo centrale che gli insegnanti hanno nella didattica”.

Il quadro che emerge è quello di una scuola in cui l’intelligenza artificiale non sostituisce il docente, ma si insinua nelle pieghe del suo lavoro quotidiano, là dove il tempo è sempre poco e le incombenze ripetitive molte. Un’adozione silenziosa, quasi domestica, che trasforma il pomeriggio e il fine settimana degli insegnanti in un laboratorio di sperimentazione. Con una domanda che resta aperta: se il 25% dei docenti usa già l’AI in autonomia, quanto sarebbe utile accompagnare questa diffusione con una formazione strutturata?

Redazione

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