Sommario - 28 settembre 2026, 11:30

Premio De Sanctis Made in Italy, a ICE, Salone del Mobile e Marco Fortis il debutto della nuova sezione

Nel Salone d'onore di Palazzo Piacentini la prima edizione del riconoscimento dedicato alle eccellenze produttive. Eichberg: "La casa delle imprese". Letta: "La cultura è motore del progresso civile". Un premio alla memoria per Giorgio Armani

Premio De Sanctis Made in Italy, a ICE, Salone del Mobile e Marco Fortis il debutto della nuova sezione

Quattro storie diverse, un filo comune: la capacità italiana di trasformare cultura, creatività, competenze e visione in impresa, valore e riconoscibilità internazionale. Sono ICE – Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, Salone del Mobile Milano e Marco Fortis i protagonisti della prima edizione del Premio De Sanctis Made in Italy, celebrata nel Salone d'onore del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Palazzo Piacentini. Un luogo definito dal Capo di Gabinetto del MIMIT Federico Eichberg, durante la cerimonia, «la casa delle imprese»: lo spazio in cui arrivano ogni giorno donne e uomini che lavorano per «continuare a scrivere un verso in più in questo poema che è il Made in Italy». Eichberg ha ricordato come Piacentini avesse voluto fare dell'edificio una sorta di vetrina dei materiali italiani, dall'ardesia al travertino, fino a trasformarsi nel tempo nella casa istituzionale di quel sistema di imprese che oggi costituisce una delle espressioni più riconoscibili dell'Italia.

La nuova sezione nasce dalla collaborazione tra la Fondazione De Sanctis e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l'obiettivo di valorizzare le eccellenze produttive, l'innovazione responsabile e la sostenibilità al centro del sistema industriale italiano. Si inserisce nella XV edizione del Premio De Sanctis, presieduto da Gianni Letta, nato come riconoscimento dedicato alle eccellenze della saggistica italiana e progressivamente ampliatosi ad altri ambiti della vita culturale, sociale ed economica del Paese.

«Un patrimonio che unisce creatività, tradizione, innovazione e capacità di ricerca», ha spiegato il presidente della Fondazione De Sanctis, Francesco De Sanctis. «Con questo Premio vogliamo valorizzare i protagonisti e raccontare un'Italia che sa trasformare il proprio talento e le proprie competenze in crescita, lavoro e prestigio internazionale». Nel suo saluto ha ringraziato il ministro Adolfo Urso, che ha creduto nel progetto e ha accolto la prima edizione nella sede del MIMIT, insieme a Federico Eichberg, Roberto Luongo e alle persone del Ministero che hanno accompagnato la costruzione dell'iniziativa. Un ringraziamento particolare è andato all'Arma dei Carabinieri e alla Guardia di Finanza, presenti con numerosi giovani allievi, e al presidente Gianni Letta, «una presenza costante, discreta, preziosa», che in oltre vent'anni ha accompagnato le principali tappe della Fondazione.

Letta ha portato la riflessione sulla radice culturale del Made in Italy, partendo dalla figura alla quale il Premio è intitolato: «Questo premio approda oggi qui perché è diventato anch'esso una testimonianza del Made in Italy. Francesco De Sanctis è stato una figura centrale nella storia culturale e civile italiana e uno dei protagonisti del processo di costruzione dell'unità nazionale. La sua opera rappresenta non soltanto un'opera fondamentale della cultura italiana, ma anche l'espressione di un'idea della cultura come motore dell'azione, del progresso e della crescita civile».

Il passaggio dalla cultura all'impresa è stato al centro dell'intervento di Eichberg, che ha definito il Made in Italy una realtà nata dalla straordinaria articolazione dei territori italiani: 8 mila Comuni, circa 8 mila chilometri di coste e una molteplicità di ecosistemi produttivi, legati a territori, culture, paesaggi e condizioni climatiche differenti. È anche da questa diversità che, secondo Eichberg, deriva la capacità italiana di sviluppare nei secoli competenze e specializzazioni in una pluralità di produzioni. Lo scorso anno l'Italia ha raggiunto circa 300 miliardi di euro di export, collocandosi, per pochi milioni, in competizione con il Giappone per il quarto posto mondiale, dopo Cina, Stati Uniti e Germania. Ma il punto centrale del suo intervento è stato il rapporto tra istituzioni e chi investe e crea lavoro: «Se c'è una cosa che noi non dobbiamo tradire è la speranza di chi vuole generare, di chi vuole fare impresa». Nel portare il saluto del ministro Urso, assente per impegni istituzionali legati al Consiglio Competitività, Eichberg ha auspicato continuità in questo tipo di incontri tra istituzioni e sistema produttivo.

Il primo riconoscimento è andato a ICE – Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, premiata per il ruolo svolto in un secolo di attività nel sostenere l'apertura internazionale del sistema produttivo italiano. La motivazione ha ricordato le origini dell'Agenzia, erede dell'Istituto Nazionale per le Esportazioni, nato nel 1926 per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese e promuoverne la presenza sui mercati esteri. Un percorso lungo cento anni, che ha accompagnato l'evoluzione dell'economia italiana e la progressiva affermazione dell'export come componente centrale della competitività del Paese. Sottolineata anche la dimensione umana di questo cammino: un patrimonio di uomini, donne, competenze e relazioni che ogni giorno rafforza la presenza delle imprese italiane nel mondo, con ricadute su crescita e occupazione. A ritirare il premio è stato il direttore generale Lorenzo Galanti, che lo ha dedicato innanzitutto alle persone che lavorano nell'Agenzia. Galanti ha ricordato il secolo di attività dell'ICE e l'evoluzione delle sue competenze, soffermandosi sul rapporto quotidiano con le imprese: «Oggi ICE lavora al fianco delle imprese», ha detto, evidenziando la necessità di accompagnare sempre più aziende verso nuovi mercati, soprattutto in una fase segnata da trasformazioni e difficoltà nelle rotte commerciali e logistiche. Al suo ringraziamento ha associato quello del presidente dell'Agenzia Matteo Zoppas.

Il secondo riconoscimento ha premiato il Salone del Mobile di Milano, indicato come realtà capace di trasformare una manifestazione fieristica in «un punto di riferimento mondiale per il design, l'arredamento e la cultura del progetto», portando il gusto e lo stile italiano ai vertici del design internazionale. A ricevere il premio è stata la presidente Maria Porro, che ha richiamato il legame tra design e identità culturale: «Noi pensiamo che anche il design possa essere espressione della storia civile e morale di un popolo». Nato nel 1961, il Salone «non è semplicemente un evento, ma è un'infrastruttura culturale e produttiva»: uno spazio in cui imprese, progettisti, ricerca e cultura si incontrano e in cui la competizione non esclude la collaborazione, ma diventa strumento per costruire qualità ed eccellenza. Porro ha ricordato i numeri della filiera: il design italiano nasce dalla manifattura e dall'impresa, ma soprattutto dalla cultura e dalla ricerca, con circa 52 miliardi di euro di fatturato e il 50 per cento destinato all'export, e il Salone riunisce oggi circa 1.900 espositori da 35 Paesi. Al centro del lavoro, ha aggiunto, c'è una ricerca continua che passa attraverso l'investimento, il rapporto con le imprese e l'attenzione alle nuove generazioni, testimoniate dal Salone Satellite, che ha accolto oltre 16 mila giovani talenti.

A Marco Fortis, economista, professore di Economia industriale all'Università Cattolica di Milano e studioso del sistema produttivo italiano attraverso la Fondazione Edison, è stato riconosciuto il lavoro svolto per dare forma e visibilità al concetto di Made in Italy nelle sue molteplici evoluzioni. La motivazione ha sintetizzato il suo contributo come un lavoro capace di restituire «orgoglio e consapevolezza» intorno a un sistema fatto di «imprese, territori e talento» e di portare nel dibattito pubblico «meno slogan e più evidenze, meno pessimismo e più consapevolezza». Fortis ha accolto il premio con «grande onore e commozione», legandolo a oltre quarant'anni di attività di studio. Ha ricordato il suo primo articolo sul Sole 24 Ore, nel 1983, dedicato proprio al Made in Italy, e ha ripercorso l'evoluzione di un concetto che inizialmente identificava soprattutto la moda e che nel tempo si è esteso a settori diversi, dalla nautica alla farmaceutica, dalla meccanica all'alimentare. «Non è facile costruire questo perimetro, dare un'identità a quello che chiamiamo Made in Italy: è qualcosa di più complesso, non è una semplice specializzazione, ma è una caratteristica strutturale del nostro Paese», ha osservato.

La cerimonia si è chiusa con un momento dedicato a Giorgio Armani, al quale la Fondazione ha conferito un riconoscimento alla memoria per l'eredità lasciata alla moda italiana e per il contributo alla diffusione internazionale del Made in Italy. Il ricordo ha ripercorso il percorso di Armani a partire dagli anni Settanta, quando contribuì all'affermazione di un modello capace di coniugare «qualità sartoriale, innovazione e visione industriale». Negli anni Ottanta il suo stile elegante si impose sulla scena internazionale, mentre il nome Armani diventava una delle espressioni riconoscibili della moda italiana nel mondo.

L'iniziativa è organizzata nell'ambito della XV edizione insignita con medaglia del presidente della Repubblica e con il patrocinio del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con Rai e Camera Nazionale della Moda Italiana come partner istituzionali, Gruppo FS e Deloitte come main sponsor, Federalimentare, Federazione Italiana delle Industrie Alimentari e Confagricoltura come official sponsor, con la partecipazione di Invitalia e Il Sole 24 Ore come media partner.

Redazione

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