Mais sempre più dipendente dall’irrigazione, frutta deprezzata dalle scottature, latte in calo e allevamenti costretti a investire nel raffrescamento. La ricognizione di Legacoop Agroalimentare fotografa gli effetti del caldo sulle filiere, mentre i dati CREA e ISPRA confermano l’aumento del rischio climatico per rese, costi e redditività delle aziende.
Il caldo riduce resa e valore delle produzioni
Secondo Legacoop Agroalimentare, il mais è tra le colture più esposte e risulta ormai difficilmente coltivabile senza irrigazione. Nella frutta si registrano calibri inferiori e, dove mancano reti antigrandine, scottature che rendono parte del raccolto inadatta al mercato fresco. Il fenomeno riguarda anche il Trentino, dove i danni da caldo spingono verso una riduzione del valore del prodotto. Nel comparto delle sementi orticole è stato raccolto circa il 70% delle specializzate: le alte temperature incidono soprattutto sulle quantità di cipolle e carote. Anche la zootecnia registra una contrazione della produzione di latte, contenuta dagli investimenti in ventilatori e sistemi di doccia per il raffrescamento delle stalle. Per le imprese agricole, soprattutto quelle di dimensione ridotta, l’effetto si somma all’aumento dei costi di irrigazione, energia e gestione del rischio. Una dinamica coerente con le analisi del CREA: gli eventi climatici estremi riducono rese e qualità e possono incidere direttamente sui redditi agricoli.
Acqua e temperature cambiano il conto per le PMI
Il nodo più strutturale resta la disponibilità d’acqua. Il cuneo salino, in particolare lungo il Po, risale i corsi d’acqua rendendo inutilizzabili le risorse per l’irrigazione; fenomeni analoghi sono segnalati anche in Puglia. I dati ISPRA mostrano un aumento statisticamente significativo, nel periodo 1952-2024, delle aree italiane interessate da deficit di precipitazioni. Nel 2024 la quota media mensile di territorio soggetta a siccità estrema è stata del 5,3%, mentre quella interessata da siccità moderata o severa ha raggiunto il 19,2%. In Emilia-Romagna, l’indicatore ISPRA sul deficit traspirativo evidenzia per mais, erba medica e vite incrementi di 6-7 millimetri per decennio sul periodo di 30 giorni e di 17-20 millimetri su 90 giorni tra il 1961 e il 2025, con il mais maggiormente esposto. Nell’acquacoltura, Legacoop segnala una moria di cozze in mare aperto dopo il raggiungimento di 30 gradi nell’Adriatico e 29 nel Tirreno. Per le aziende aumentano così gli investimenti necessari in infrastrutture irrigue, sistemi di raffrescamento, protezioni delle colture e gestione del rischio.




