News | 06 agosto 2026, 10:00

Commercio al dettaglio, nuove aperture ai minimi da oltre un decennio: cresce la pressione sulle partite Iva

Nel 2026 previste meno di 24mila nuove attività, quasi il 45% in meno rispetto al 2014. Il saldo tra aperture e chiusure resta fortemente negativo e il settore accelera il processo di concentrazione.

Commercio al dettaglio, nuove aperture ai minimi da oltre un decennio: cresce la pressione sulle partite Iva

Il commercio al dettaglio continua a perdere terreno e per le partite Iva avviare un negozio diventa sempre più difficile. Secondo le stime dell'Osservatorio Confesercenti, nel 2026 le nuove iscrizioni ai registri camerali saranno 23.934, il 44,8% in meno rispetto alle 43.324 del 2014 e il 5,7% sotto il dato del 2025. Le cessazioni non d'ufficio dovrebbero invece attestarsi a 42.849, determinando un saldo negativo di 18.915 imprese, peggiore rispetto alle 17.874 dell'anno precedente. Il rapporto è ormai di quasi 1,8 chiusure per ogni nuova apertura, mentre le imprese attive del commercio al dettaglio sono scese da 733.703 nel giugno 2025 a 702.938 nel maggio 2026, con oltre 30mila attività perse in undici mesi.

Piccoli comuni sempre più senza negozi
La contrazione colpisce soprattutto i centri di minori dimensioni, dove la crisi demografica si traduce anche in una progressiva desertificazione commerciale. Nei comuni con meno di 5mila abitanti, un territorio su cinque è ormai privo di un negozio di alimentari e due su cinque non dispongono più di una tabaccheria. Il calo delle aperture interessa sedici regioni su venti, con le flessioni più marcate in Liguria (-8,3%) e Calabria (-8,1%), mentre Lombardia, Lazio, Puglia e Sicilia contribuiscono in misura significativa al peggioramento del saldo nazionale. La riduzione riguarda soprattutto il commercio al dettaglio non specializzato, che passa da 7.197 a 4.523 nuove iscrizioni (-37,2%), mentre il comparto di autoveicoli e motocicli arretra del 9,8%. Alimentari, bevande e tabacchi registrano invece una sostanziale stabilità.

Più dipendenti, meno imprenditori
I dati confermano un cambiamento strutturale del settore. Tra il 2019 e il 2025 il numero dei lavoratori dipendenti è aumentato del 12,1%, mentre gli indipendenti, tra imprenditori, collaboratori e altre partite Iva, sono diminuiti di 135mila unità (-16,6%). A incidere sono l'aumento dei costi di gestione, in particolare affitti ed energia, la difficoltà di accesso al credito, consumi delle famiglie ancora deboli e la crescente concorrenza del commercio elettronico. I dati Istat mostrano infatti che, a maggio 2026, le vendite online sono aumentate del 12,1% su base annua, una crescita nettamente superiore rispetto ai negozi tradizionali. Per le piccole e medie imprese del commercio la competizione con le grandi piattaforme digitali continua quindi a rappresentare uno dei principali fattori di pressione economica, accelerando il consolidamento del comparto e riducendo progressivamente il ricambio imprenditoriale.

Mario Gentile