News - 30 luglio 2026, 09:02

Tursi compatta: «No al deposito nucleare in Basilicata»

Il Consiglio comunale approva all’unanimità una delibera contro la localizzazione dell’impianto per scorie radioattive. L’assessore Santagata: «In gioco il futuro del territorio, mobilitazione lucana non si ferma»

Tursi compatta: «No al deposito nucleare in Basilicata»

Il Consiglio Comunale di Tursi ha detto no, all’unanimità, al Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e a tutte le infrastrutture collegate, respingendo con fermezza la possibilità che la Basilicata diventi la sede definitiva per lo stoccaggio delle scorie nucleari. La delibera, approvata nella seduta del 28 luglio 2026, rappresenta un atto politico e istituzionale di forte valenza simbolica, ma anche un primo tassello concreto di una mobilitazione che l’amministrazione guidata dal sindaco intende portare avanti su più livelli, dalla Regione fino al Governo centrale.

L’iniziativa è stata illustrata in aula dall’assessore all’Ambiente Maria Francesca Santagata, che ha ripercorso le ragioni storiche, ambientali e sociali alla base della contrarietà dell’ente locale. Nel suo intervento, Santagata ha ricordato la lunga tradizione di opposizione del popolo lucano a qualsiasi ipotesi di insediamento di impianti per rifiuti ad alta pericolosità, sottolineando come il territorio della provincia di Matera, con le sue peculiarità geologiche, idrogeologiche e paesaggistiche, non presenti le caratteristiche minime per ospitare un’infrastruttura di questo tipo. Né tantomeno, ha aggiunto, si possono ipotizzare benefici economici capaci di compensare i rischi per la salute pubblica e per l’equilibrio di un ecosistema già fragile.

La delibera approvata non si limita a una dichiarazione di principio. Impegna infatti il sindaco e la giunta a rappresentare ufficialmente la posizione del Comune in tutte le sedi competenti – a partire dalla Regione Basilicata e dal governo nazionale – promuovendo al contempo un’azione istituzionale condivisa con gli altri Comuni lucani. L’obiettivo dichiarato è costruire un fronte compatto e trasversale, capace di esercitare pressione politica e tecnica sul processo di individuazione del sito, che secondo i piani del gestore nazionale dovrebbe concludersi entro i prossimi anni. In questo quadro, Tursi intende fare da apripista per una coalizione di enti locali che, aldilà delle appartenenze politiche, si riconoscono nella difesa del territorio.

A dare il senso dell’unità raggiunta è stato il presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe Cristiano, che a margine del voto ha espresso soddisfazione per l’esito della seduta. «Ancora una volta Tursi ha ribadito con fermezza la sua posizione sulla questione del Deposito Nazionale, che per noi non rappresenta assolutamente un’opportunità, come qualcuno ha voluto far intendere nelle ultime settimane», ha dichiarato Cristiano. «Desidero rivolgere un sincero ringraziamento a tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, per il contributo e per il senso di responsabilità istituzionale dimostrato. Su temi che riguardano il futuro della Basilicata, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, l’unità delle istituzioni rappresenta un valore fondamentale e un segnale importante per tutta la comunità».

Le parole di Cristiano riecheggiano un clima politico che, nelle ultime settimane, aveva visto emergere posizioni discordanti. Alcuni esponenti locali e regionali, infatti, avevano accennato alla possibilità di valutare il deposito come un’occasione per attrarre investimenti e occupazione in un’area storicamente segnata da spopolamento e carenza di infrastrutture. Una lettura che il Consiglio di Tursi ha voluto smentire in modo netto e trasversale, riportando al centro il principio di precauzione e la centralità delle comunità locali nei processi decisionali che riguardano il loro futuro.

La questione del Deposito Nazionale è ormai da anni al centro di un acceso dibattito nel Paese. La legge prevede che l’impianto, destinato a raccogliere i rifiuti radioattivi prodotti dagli impianti nucleari dismessi, dalle attività mediche e dalla ricerca, venga realizzato in un’area idonea individuata attraverso un complesso iter tecnico-amministrativo. L’elenco dei siti potenzialmente compatibili, stilato dalla società gestrice, è stato più volte aggiornato e ha suscitato reazioni contrarie in molte regioni italiane, dalla Toscana al Piemonte, dalla Sardegna alla Basilicata. Proprio il Mezzogiorno, per le sue caratteristiche orografiche e demografiche, è stato più volte indicato come una delle macro-aree di possibile localizzazione, alimentando timori e proteste.

La delibera di Tursi, dunque, si inserisce in un quadro di crescente mobilitazione civica e politica. Diverse amministrazioni lucane, già in passato, avevano approvato atti analoghi, ma il voto all’unanimità di ieri assume un rilievo particolare perché arriva in un momento in cui il governo sta accelerando le procedure per la selezione finale. La scelta di Tursi di non attendere gli sviluppi nazionali, ma di anticipare la discussione con un documento chiaro e vincolante per l’esecutivo locale, rappresenta un messaggio inequivocabile: la Basilicata non è un deposito a cielo aperto né una discarica per scorie atomiche.

Sul piano procedurale, il provvedimento approvato prevede anche la trasmissione degli atti agli enti sovracomunali e l’avvio di un tavolo di confronto permanente con i comitati cittadini e le associazioni ambientaliste, che già da mesi conducono campagne di informazione e raccolta firme. L’intento è mantenere alta l’attenzione e coinvolgere i cittadini in un percorso partecipato, evitando che la scelta finale venga calata dall’alto senza un adeguato contraddittorio.

All’uscita dalla seduta, alcuni consiglieri di minoranza hanno voluto sottolineare il valore dell’unità raggiunta, definendo il voto «un esempio di politica alta che va oltre le divisioni di schieramento». La maggioranza, dal canto suo, ha ribadito che la lotta contro il deposito radioattivo sarà portata avanti con determinazione in tutte le sedi istituzionali, comprese eventuali azioni legali e ricorsi amministrativi, se il processo di localizzazione dovesse prendere una direzione considerata inaccettabile.

Per il momento, il sì compatto del Consiglio di Tursi segna un punto di non ritorno nella mobilitazione lucana. La parola, ora, passa alla Regione e al governo: il territorio ha parlato con una voce sola, e quella voce chiede di essere ascoltata prima che vengano tracciate le mappe definitive del futuro energetico e ambientale del Paese.

Redazione

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