News - 21 luglio 2026, 09:19

Via D'Amelio, Schifani: "Verità e memoria, dovere dello Stato per i familiari e per i siciliani onesti"

Il presidente della Regione al ricordo del 34° anniversario della strage: "Borsellino e la sua scorta modello di coraggio. La lotta alla mafia non si ferma, la Sicilia è su un percorso virtuoso"

Via D'Amelio, Schifani: "Verità e memoria, dovere dello Stato per i familiari e per i siciliani onesti"

Palermo – Sono passati trentaquattro anni da quel pomeriggio di fuoco in via D'Amelio, ma il tempo non ha scalfito il dolore né attenuato la domanda di verità che ancora oggi, come allora, abita le coscienze di chi non ha mai smesso di cercare giustizia. A ricordarlo, con parole cariche di significato e di responsabilità istituzionale, è stato oggi il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, intervenuto alla cerimonia commemorativa organizzata dall'Associazione nazionale magistrati presso la Corte d'assise di Palermo, nel giorno del 34° anniversario dell'attentato che strappò alla vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Un anniversario che, come sempre, si tinge di raccoglimento e di memoria, ma che quest'anno è stato anche l'occasione per ribadire, con forza, che la ferita inferta allo Stato e alla comunità siciliana è ancora aperta. La strage di via D'Amelio, ha dichiarato Schifani a margine dell'incontro, resta "una delle pagine più oscure della nostra storia repubblicana". E come tale, non può essere archiviata né rimossa. "Fare piena luce – ha aggiunto il presidente – è un dovere morale dello Stato". Un dovere che non si esaurisce nel rispetto formale delle vittime, ma che si traduce in un impegno concreto e continuo verso chi quel dramma lo ha vissuto sulla propria pelle: "Lo dobbiamo non soltanto ai familiari delle vittime, ma anche a tutti i siciliani onesti che dopo tanti anni chiedono ancora di conoscere la verità".

Le sue parole, pronunciate al termine dell'incontro che ha preceduto l'inaugurazione della mostra "Le rose spezzate. Speciale stragi", hanno trovato ascolto in una sala gremita di magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine, autorità civili e militari, e tanti cittadini che non hanno voluto mancare all'appello della memoria. Un'atmosfera densa di emozione, in cui il ricordo di Paolo Borsellino – il giudice che con Giovanni Falcone aveva sognato e costruito una stagione di speranza contro la mafia – si è mescolato al dolore ancora vivo per le cinque vite spezzate accanto a lui, giovani promesse dello Stato.

Schifani non ha esitato a definire il sacrificio di quei servitori dello Stato "un esempio straordinario di coraggio, di senso delle istituzioni e di amore per la nostra terra". Un'eredità morale che, a suo avviso, non può e non deve restare confinata nei libri di storia o nei discorsi di circostanza. "Sono un modello – ha sottolineato – che deve continuare a ispirare le nostre azioni, in particolare quelle di chi ricopre un incarico pubblico". Un richiamo esplicito alla responsabilità di chi oggi siede nei palazzi del potere, chiamato a tradurre in atti concreti quei valori di legalità e giustizia per cui Borsellino e la sua scorta hanno pagato con la vita.

Ma il presidente della Regione ha voluto guardare anche al presente, con realismo e determinazione. "Gli ultimi episodi di cronaca – ha avvertito – dimostrano che non possiamo abbassare la guardia". Un monito che arriva in un momento in cui, nonostante i progressi nella lotta alla criminalità organizzata, le cronache giudiziarie e di polizia continuano a ricordarci che la mafia è ancora presente, mutata nei volti e nei metodi, ma altrettanto pericolosa. Per questo, Schifani ha voluto esprimere un ringraziamento sentito e convinto "alla magistratura e alle forze dell'ordine per il lavoro straordinario che compiono quotidianamente", ribadendo la necessità di "proseguire con fermezza sulla strada del rigore e della legalità".

Un percorso, quello tracciato da Borsellino e dai suoi colleghi, che per Schifani non si è interrotto con le bombe del 1992. Al contrario, il presidente ha voluto lanciare un messaggio di fiducia sul presente e sul futuro della Sicilia. "La Sicilia – ha affermato con orgoglio – ha avviato un percorso virtuoso di riscatto e di cambiamento". Un cammino che, seppur faticoso e non privo di ostacoli, sta dando segnali incoraggianti di rinascita civile ed economica. E in questo contesto, le istituzioni, ha concluso, "hanno il dovere di sostenere ogni iniziativa che sia in grado di mantenere viva la memoria e di trasmettere alle nuove generazioni i valori per i quali tanti uomini e tante donne hanno sacrificato la propria vita".

La mostra "Le rose spezzate. Speciale stragi", allestita proprio nella Corte d'assise di Palermo, si inserisce perfettamente in questa prospettiva. Attraverso immagini, documenti e testimonianze, l'esposizione racconta il dramma delle stragi mafiose che hanno segnato la storia italiana, con l'obiettivo di educare i giovani alla legalità e di tenere accesa una luce sulla memoria di chi ha combattuto e, in molti casi, è caduto per difendere lo Stato. Un'iniziativa che, nelle intenzioni degli organizzatori, intende essere un contributo concreto alla trasmissione di quei valori che Schifani ha definito imprescindibili.

Il trentaquattresimo anniversario di via D'Amelio si chiude dunque con un rinnovato appello alla verità, con un ringraziamento a chi ogni giorno si batte contro l'illegalità e con la consapevolezza che la strada tracciata da Paolo Borsellino è ancora tutta da percorrere. La sua eredità, come ha ricordato il presidente della Regione, non è un monumento di pietra, ma una bussola morale per le istituzioni e per i cittadini onesti che, in Sicilia e fuori, continuano a credere in una giustizia che non ha paura. Il compito delle istituzioni, oggi come ieri, è quello di non tradire questa fiducia, proseguendo senza sosta nella ricerca della verità e nella costruzione di un futuro libero dalla mafia.

Redazione

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