La ricerca scientifica veneta non resta chiusa nei laboratori, ma si trasforma in motore di sviluppo per il territorio. È questo il senso dell'investimento da 3.973.651,37 euro che la Regione del Veneto ha destinato a 19 nuovi progetti di ricerca, presentati oggi a Venezia nel corso di una tavola rotonda dedicata al rapporto tra innovazione, competitività e trasferimento tecnologico. L'iniziativa, che coinvolge complessivamente 91 persone tra ricercatori e assegnisti, rafforza e valorizza i risultati dell'Ecosistema dell'Innovazione iNEST, il consorzio nato grazie al finanziamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che riunisce nove università e due enti di ricerca delle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e delle Province Autonome di Trento e Bolzano.
"Con questo investimento – dichiara l'assessore regionale allo Sviluppo economico, Massimo Bitonci – confermiamo la volontà di fare dell'innovazione uno strumento di politica industriale. Non finanziamo soltanto attività di ricerca, ma accompagniamo il trasferimento delle conoscenze verso il sistema produttivo, affinché diventino competitività, occupazione qualificata e sviluppo". Un approccio che guarda al futuro, ma che parte da una consapevolezza precisa: nelle università venete esiste un patrimonio straordinario di brevetti, competenze e risultati della ricerca che troppo spesso rimane inutilizzato. "La Regione vuole diventare il punto di collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle imprese – aggiunge Bitonci – mettendo in contatto domanda e offerta di innovazione. Per questo a settembre organizzeremo un appuntamento dedicato proprio all'incontro tra atenei e sistema produttivo, per favorire nuove collaborazioni e accelerare il trasferimento tecnologico".
L'iniziativa si inserisce in un percorso di collaborazione istituzionale avviato nei mesi scorsi, che ha portato alla creazione di un Tavolo permanente con gli Atenei veneti per mettere a sistema ricerca, formazione, innovazione e sviluppo economico. "Il Tavolo permanente con le Università venete sta dimostrando che la collaborazione istituzionale produce risultati concreti – sottolinea Bitonci –. Stiamo lavorando insieme per valorizzare il patrimonio intellettuale sviluppato negli atenei, rafforzare le reti e i distretti dell'innovazione e costruire una strategia regionale della ricerca capace di accompagnare la crescita delle nostre imprese e di preparare il Veneto alle sfide della prossima programmazione europea".
Tra le priorità individuate dalla Regione vi è anche la creazione di un ecosistema favorevole ai giovani ricercatori e allo sviluppo delle imprese ad alta intensità tecnologica. "Uno dei nostri obiettivi prioritari è trattenere in Veneto i ricercatori e i giovani più qualificati – spiega l'assessore –. Per farlo non bastano le università: servono imprese tecnologicamente avanzate che investano in ricerca e offrano opportunità professionali di alto livello. È il motivo per cui sosteniamo la proposta sulle ZES e abbiamo commissionato una mappatura delle imprese venete attive nei comparti strategici – dall'aerospazio alla microelettronica, dal biomedicale e dalla biochimica fino all'agrifood e al digitale – così da conoscere meglio il nostro ecosistema dell'innovazione e rafforzarne le filiere. Solo sviluppando queste realtà produttive potremo offrire ai nostri ricercatori prospettive concrete senza costringerli a cercarle altrove".
I 19 progetti finanziati si distribuiscono nei principali ambiti della Strategia di Specializzazione Intelligente regionale: Smart Living & Energy, Smart Health, Smart Manufacturing, Cultura e Creatività e Smart Agrifood. Il programma sostiene complessivamente 30 incarichi post-doc, 57 incarichi di ricerca e 4 contratti di ricerca, consolidando una rete interistituzionale che unisce scienze ingegneristiche, ambientali e agroalimentari. "Nel loro insieme, i progetti consolidano il patrimonio di conoscenze generato da iNEST – afferma Franco Bonollo, professore dell'Università di Padova e presidente del Consorzio iNEST – e ne estendono l'applicazione a sfide decisive per il Veneto: transizione digitale e verde, competitività delle PMI, gestione sostenibile delle risorse, qualità del lavoro, salute, cultura, turismo e resilienza dei territori. La collaborazione tra atenei, CNR, imprese e attori pubblici punta a portare risultati scientifici e prototipi verso livelli di maturità più vicini all'utilizzo operativo e al mercato, creando nuove competenze e opportunità professionali ad alta qualificazione".
Entrando nel dettaglio dei progetti, l'Università di Padova coordina cinque iniziative con 25 persone e un contributo di 1.133.564,97 euro. Tra queste, H-CORE studia la collaborazione tra persone e cobot per migliorare fiducia e benessere nei luoghi di lavoro; TEMI sviluppa tecnologie umano-centriche e intelligenza artificiale interpretabile per la manifattura intelligente; PRODIGI integra valorizzazione dei sottoprodotti agroalimentari e gemelli digitali per vigneti e fermentazione; IDEAL collega psicologia ambientale e biophilic design per progettare spazi rigenerativi; RE-NATURE Veneto realizza sistemi intelligenti di monitoraggio per ecosistemi montani e marini esposti a cambiamenti climatici.
Ca' Foscari Venezia sviluppa sei progetti, coinvolgendo 27 persone con 991.520 euro. DIGIT-IA-Mu sperimenta nuove narrazioni digitali per avvicinare i giovani ai musei veneti; SmartCycle combina recupero di scarti industriali, data analytics e cybersecurity; TECC analizza le trasformazioni degli ecosistemi culturali e creativi; SLIMM applica IA al monitoraggio ambientale e idrologico; H2O_VAL affronta l'intera filiera dell'acqua, dagli inquinanti emergenti alla valorizzazione di biomasse marine; CIRCLES sviluppa soluzioni circolari e digitali per una filiera vitivinicola più resiliente.
L'Università di Verona realizza quattro progetti, con 23 persone e 991.768 euro. TEAM-AI sviluppa sensori multimodali e dispositivi indossabili per assistere i lavoratori nella manifattura avanzata; SMART AGRIFOOD porta nella filiera vitivinicola modelli previsionali, droni e digital twin; ReBalance usa big data e IA per riequilibrare i flussi turistici e valorizzare territori marginali; I-RENE sperimenta una rete territoriale nurse-led per migliorare la qualità di vita delle persone in dialisi.
L'Università IUAV di Venezia contribuisce con tre progetti, 14 persone e 703.198,40 euro. Data2reX trasforma dati climatici in analytics geospaziali per la resilienza territoriale; BuildForesight crea un servizio di industrial foresight per la decarbonizzazione del settore delle costruzioni; RE Factor sviluppa modelli per leggere i fattori competitivi delle imprese di design e moda, promuovendo simbiosi industriale e nuovi materiali circolari. Infine, il CNR partecipa con TASMA, che coinvolge due persone con 153.600 euro per valorizzare competenze nelle reti di comunicazione industriale e nelle tecnologie ottiche per la spettroscopia dei gas.
Un investimento che, come sottolineato da Bitonci, non è solo economico ma culturale: "Solo sviluppando queste realtà produttive potremo offrire ai nostri ricercatori prospettive concrete senza costringerli a cercarle altrove". Una sfida che il Veneto sembra intenzionato a vincere, scommettendo su quel connubio tra sapere e fare che da sempre rappresenta la cifra distintiva di questa regione.




