Una Fiat Croma bianca, sbreccata e segnata da quel tragico 23 maggio 1992, è tornata oggi a Palermo per diventare memoria eterna. L'auto sulla quale viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, distrutta dall'esplosione sull'autostrada A29 nei pressi di Capaci, è stata ufficialmente svelata al Museo del Presente intitolato a Falcone e a Paolo Borsellino, alla presenza delle massime autorità dello Stato. A fare gli onori di casa il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, accanto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Una cerimonia sobria ma densa di significato, che ha restituito alla città e al Paese un oggetto diventato ormai icona della lotta alla mafia.
«Il ritorno a Palermo della macchina su cui viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo – ha dichiarato Schifani a margine dell'evento – è la testimonianza viva di una ferita mai rimarginata. Non è un semplice gesto simbolico, ma un atto dovuto verso chi ha sacrificato la propria vita per la legalità». Le parole del governatore hanno risuonato tra le sale del museo, un luogo che da anni custodisce la memoria dei due magistrati uccisi dalla mafia a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, e che oggi si arricchisce di un reperto di straordinario valore storico ed emotivo.
La Croma, recuperata dopo l'attentato e conservata per anni in un deposito giudiziario, porta ancora i segni evidenti della deflagrazione: le lamiere contorte, i vetri frantumati, le tracce di un impatto che fu devastante. Quel veicolo, simbolo di un uomo e di una sfida allo Stato, diventa ora un testimone silenzioso ma potentissimo, capace di raccontare a chi non ha vissuto quegli anni la brutalità di un delitto che sconvolse l'Italia intera. La sua esposizione al Museo del Presente, voluta dalla Regione Siciliana in collaborazione con il Ministero della Cultura e la Fondazione Falcone, rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di conservazione della memoria collettiva.
«Coltivare la memoria – ha aggiunto Schifani – è un impegno per il futuro, per i nostri giovani, perché chi non ha vissuto quegli anni terribili capisca cosa significhi dire no alla mafia, per tutti i cittadini che credono nella libertà e nella giustizia». Un monito che si trasforma in responsabilità educativa, soprattutto in una terra come la Sicilia, dove il ricordo delle stragi di Capaci e di via D'Amelio è ancora vivo e doloroso. Il Museo del Presente, con la sua vocazione a essere spazio di confronto e di formazione, diventa il luogo ideale per accogliere questo cimelio, offrendo ai visitatori, e in particolare alle scuole, un contatto diretto con la storia.
Alla cerimonia di svelamento hanno preso parte anche i familiari dei magistrati e degli agenti della scorta, presenti tra il pubblico commosso. L'auto è stata scoperta lentamente, quasi con rispetto, davanti agli occhi di una platea che ha osservato un lungo minuto di silenzio. La presidente Meloni, nel suo intervento, ha sottolineato come la presenza delle più alte cariche dello Stato a Palermo in questa occasione sia un segnale inequivocabile della continuità dell'impegno antimafia, al di là di ogni colore politico. I ministri Nordio e Piantedosi hanno ribadito la necessità di mantenere alta l'attenzione sul contrasto alla criminalità organizzata, che oggi si esprime anche con forme diverse rispetto al passato, ma che va combattuta con gli stessi strumenti di determinazione e coesione istituzionale.
«Come Regione Siciliana – ha proseguito Schifani – abbiamo il dovere di custodire questi luoghi e questi oggetti, perché parlino alle nuove generazioni con la forza della verità. Questo museo rappresenta uno spazio dove il ricordo diventa impegno concreto». Un concetto che il governatore ha voluto ribadire più volte, quasi a sottolineare che la memoria non può e non deve restare confinata alla retorica delle celebrazioni, ma deve tradursi in azioni quotidiane: legalità, giustizia sociale, educazione civica. La Croma, in questo senso, non è solo un reperto museale, ma un monito permanente, una presenza che interroga chiunque la osservi.
Il presidente Schifani ha infine ringraziato la presidente del Consiglio e i ministri per la loro partecipazione, definendola «una vicinanza che conferma quanto il contrasto alla criminalità organizzata sia una priorità condivisa da tutte le istituzioni, a ogni livello». Una presenza, quella del governo nazionale, che assume un valore particolare in un momento storico in cui la mafia, pur indebolita dagli arresti e dalle confische, cerca ancora di infiltrarsi nell'economia legale e nei circuiti del potere. La scelta di esporre la Croma a Palermo, nel cuore della città che ha pianto i suoi eroi, è anche un modo per riaffermare che lo Stato non dimentica e non arretra.
Il Museo del Presente, che già custodiva oggetti personali, documenti e testimonianze dei due giudici, si arricchisce così di un pezzo unico, capace di attrarre visitatori da tutta Italia e dall'estero. L'auto di Falcone diventerà presto uno dei poli attrattivi del percorso museale, affiancata da installazioni multimediali che ne raccontano la storia e il contesto. Per i palermitani, ma anche per i tanti turisti che ogni anno scelgono di seguire le tracce della lotta alla mafia, sarà un'occasione per fare i conti con un passato che non passa mai del tutto.
Al termine della cerimonia, Schifani si è intrattenuto a lungo con i presenti, stringendo le mani dei parenti delle vittime e ascoltando i loro racconti. Un gesto che ha confermato, ancora una volta, come la memoria sia fatta di volti, di storie e di dolore, ma anche di speranza e di riscatto. La Croma è tornata a casa, a Palermo, e con lei il ricordo di un uomo che ha insegnato all'Italia che la giustizia è possibile, a patto di non avere paura.




