Maratea. C’è un momento, nella vita di un territorio, in cui le scelte compiute negli uffici della politica e nei distretti industriali diventano il termometro della sua capacità di resistere o di crollare di fronte al vento del cambiamento. La Basilicata, regione dalle radici antiche e da un tessuto imprenditoriale fatto prevalentemente di micro, piccole e medie imprese, ha deciso di alzare la posta. Non più interventi tampone, non più finanziamenti a pioggia destinati a spegnersi con l’ultima riga di un bando, ma una strategia organica da oltre 32 milioni di euro per trasformare l’innovazione da parola d’ordine a pilastro strutturale dello sviluppo.
È questo il messaggio chiave che il Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha voluto consegnare oggi agli imprenditori e ai giovani talenti riuniti a Maratea in occasione della tappa lucana di Talentis, la manifestazione promossa da Confindustria Basilicata e dal Gruppo Giovani Imprenditori. L’evento, che quest’anno accende i riflettori sulle migliori startup e sulle idee più promettenti del territorio, è stato il palcoscenico ideale per annunciare una svolta che mira a ridisegnare il rapporto tra impresa, ricerca e istituzioni.
«Il nostro tessuto produttivo – ha dichiarato Bardi dal palco di Maratea – si trova di fronte a un bivio epocale: da un lato, subire passivamente la rivoluzione tecnologica e digitale in atto; dall’altro, imparare a governarla, facendone un motore di crescita duratura. Noi abbiamo scelto con determinazione la seconda strada». Una dichiarazione che non suona come un semplice slogan, ma che trova fondamento in un piano di interventi concreti e articolati, pensati per accompagnare l’impresa lucana in tutte le fasi della sua vita: dalla nascita alla maturità industriale, passando per i momenti più delicati della transizione ecologica e digitale.
L’architettura finanziaria messa a punto dalla Regione si compone di due pilastri principali. Il primo è rappresentato da un avviso pubblico da 6 milioni di euro destinato ai cosiddetti Poli di innovazione e rigenerazione produttiva. Si tratta di una scommessa sulle infrastrutture del sapere: laboratori avanzati, programmi di incubazione per giovani startup e voucher dedicati a chi ha un’idea ma non ha i mezzi per trasformarla in impresa. L’obiettivo è creare un habitat protetto dove l’errore sia concesso e il rischio calcolato, perché è proprio nei momenti di sperimentazione che nascono le rivoluzioni silenziose del mercato.
Il secondo tassello, ancora più imponente per cifre, è il bando da 26 milioni di euro finalizzato a sostenere la ricerca e lo sviluppo delle PMI. Una cifra che, sommandosi ai fondi FSC 2021-2027 destinati al trasferimento tecnologico, disegna un panorama di opportunità senza precedenti per un territorio che storicamente ha faticato a trattenere i propri cervelli. Ma il denaro, da solo, non basta. Per questo, la strategia regionale punta a tessere una rete solida tra università, centri di ricerca e imprese, superando la frammentazione che troppo spesso ha reso sterili gli investimenti pubblici.
«Il vero obiettivo – ha sottolineato il governatore – è una scommessa sul capitale umano. Non esiste crescita autentica se non si è in grado di trattenere i talenti e, al contempo, di attrarne di nuovi. Dobbiamo offrire ai giovani un ambiente fertile, dove scegliere di costruire il proprio domani non sia un atto di coraggio solitario, ma una scelta naturale». Parole che risuonano con forza in una regione che da anni combatte contro il fenomeno dell’emigrazione giovanile e che ora cerca di ribaltare la narrazione, trasformando il proprio patrimonio di competenze in un vantaggio competitivo.
Durante la giornata di Maratea, il Presidente ha avuto modo di confrontarsi direttamente con alcune delle startup selezionate per Talentis, ascoltando le presentazioni di progetti che spaziano dall’energia pulita alla mobilità intelligente, passando per l’agritech e la digitalizzazione dei servizi. Bardi non ha nascosto il suo entusiasmo di fronte all’energia e alla preparazione dei giovani imprenditori incontrati, elogiando «competenze, coraggio e una visione imprenditoriale che merita tutto il sostegno possibile». Un riconoscimento che vale più di qualsiasi cifra, perché arriva direttamente da chi ha nelle mani le leve del governo regionale.
Ma la sfida, avvertono gli osservatori, sarà quella della continuità. La storia delle politiche di sviluppo nel Mezzogiorno è costellata di annunci eclatanti seguiti da lunghe fasi di stallo burocratico. La vera prova del nove per il piano voluto da Bardi sarà la capacità di tradurre i bandi in realtà operative in tempi rapidi, evitando che le risorse restino imprigionate in giri di carte e procedure. E su questo fronte, la Regione sembra aver imparato la lezione del passato: i nuovi avvisi pubblici sono stati concepiti con meccanismi snelli e criteri di valutazione trasparenti, pensati per premiare non solo la solidità dei progetti, ma anche la loro immediata attuabilità.
L’appuntamento di Maratea, dunque, non è stato solo una vetrina per le eccellenze del territorio, ma il segnale di un cambio di passo. La Basilicata, regione che per decenni ha vissuto all’ombra dei giganti dell’industria energivora, prova a riscrivere il proprio destino puntando su ciò che di più prezioso possiede: la capacità di innovare partendo dal basso, dai suoi borghi, dalle sue aziende familiari e dai suoi giovani che, finalmente, iniziano a vedere un futuro possibile tra i calanchi e il mare. Come ha concluso il Presidente Bardi, «una regione cresce davvero solo quando valorizza chi ha il coraggio di rischiare e di investire qui. Noi siamo pronti a sostenerli, passo dopo passo». Il tempo, ora, dirà se questa strategia sarà in grado di trasformare le idee in opportunità reali. Ma l’impressione, uscendo dalla sala di Maratea, è che la Basilicata abbia smesso di guardare altrove per iniziare a credere in sé stessa.




