MATERA – Non solo rito, non solo folklore, non solo la polvere e il fragore dello "strazzo" che da secoli segna il culmine della Festa della Bruna. La solenne liturgia del 2 luglio, celebrata in onore di Maria Santissima della Bruna, si è trasformata quest'anno in un palcoscenico ideale per un messaggio che intreccia fede, impegno civile e responsabilità sociale. Ad accoglierlo e a farlo proprio è stato l'assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, che ha partecipato alle celebrazioni patronali sottolineando come la ricorrenza più sentita dai materani possa e debba diventare occasione di rinnovamento collettivo.
"La Festa della Bruna rappresenta il cuore pulsante dell'identità materana e un momento di grande coesione", ha dichiarato l'assessore a margine della funzione religiosa. Un'affermazione che va ben oltre la consueta retorica delle celebrazioni istituzionali, perché trova un solido ancoraggio nelle parole pronunciate dall'Arcivescovo della città, Monsignor Benoni Ambarus, durante l'omelia. Parole che hanno scosso l'assemblea dei fedeli e che Latronico ha voluto elevare a programma di azione politica e amministrativa.
Il presule, con un'accorata esortazione, ha ricordato che "non abbiamo il lusso di dividerci più", un monito che risuona con particolare forza in un tempo segnato da frammentazioni sociali e crescenti disuguaglianze. Ma il cuore del messaggio episcopale è stato un altro: l'invito a riconoscere il bene presente negli altri e a intraprendere una "rivoluzione dell'amore" per tradurre il Magnificat – il cantico di Maria che esalta la misericordia e il rovesciamento delle sorti dei potenti e degli umili – in un cambiamento concreto e tangibile nella vita delle persone.
Proprio questa sfida è stata raccolta dall'assessore Latronico, che ha voluto tracciare un ponte ideale tra la dimensione spirituale della festa e le politiche pubbliche di cui è titolare. "Di fronte alle troppe forme di umiliazione del nostro tempo – ha affermato – come la malattia, la solitudine degli anziani, la povertà e la disabilità, l'Arcivescovo ci ha indicato una strada chiara". Una strada che, nelle intenzioni dell'esponente della giunta regionale, si traduce in un impegno quotidiano per "contrastare l'ombra della marginalità, costruendo un'assistenza sanitaria e sociale che metta al centro la persona nella sua interezza".
Un passaggio, questo, che acquista un significato particolare se letto alla luce delle sfide che il sistema sanitario e sociale lucano sta affrontando, tra carenze strutturali, liste d'attesa e la necessità di ripensare i modelli di cura per una popolazione che invecchia. Latronico ha voluto ribadire che la Regione Basilicata è pronta a fare la sua parte, non limitandosi a un generico plauso alle tradizioni ma impegnandosi a "sostenere e valorizzare Matera e le sue espressioni religiose e culturali" attraverso scelte amministrative coerenti.
Ma la riflessione dell'assessore non si è fermata al significato spirituale e sociale della ricorrenza, abbracciando anche il suo simbolo più spettacolare e controverso: il Carro trionfale di cartapesta che, al termine del corteo, viene letteralmente fatto a pezzi dai fedeli in Piazza Vittorio Veneto. Un momento che ai più appare come un atto di furiosa devastazione, ma che Latronico ha voluto reinterpretare in chiave antropologica e comunitaria. "La distruzione e la successiva spartizione dei pezzi del Carro – ha spiegato – non sono un atto distruttivo, ma il simbolo ancestrale di una comunità che condivide tutto, che si rigenera e che porta idealmente la protezione della Bruna all'interno di ogni singola casa".
In questa lettura, lo "strazzo" diventa metafora di un'identità che si rinnova nel dono e nella redistribuzione, un gesto che trasforma la materia in reliquia e la piazza in un unico, grande altare domestico. Un parallelo suggestivo che l'assessore ha voluto richiamare per sottolineare come la coesione sociale, la condivisione e la prossimità non siano solo valori astratti, ma ingredienti di una ricetta che tiene insieme passato, presente e futuro di una comunità intera.
La Festa della Bruna, dunque, si conferma come l'appuntamento annuale in cui Matera si specchia nelle sue radici e progetta il suo avvenire. E quest'anno, grazie al richiamo dell'Arcivescovo e alla pronta risposta dell'assessore Latronico, il messaggio che emerge è di straordinaria attualità: la fede, per essere autentica, deve farsi cura; la tradizione, per restare viva, deve farsi impegno civile; e la comunità, per non perdersi, deve riscoprire il valore rivoluzionario della vicinanza verso i più fragili. In un'epoca di incertezze e individualismi, Matera ha scelto di ricordare che la vera protezione della Bruna si trova nel coraggio di non voltarsi dall'altra parte.




