News - 30 giugno 2026, 14:34

Archeologia, recuperato a Lipari il "relitto maledetto" della Secca di Capistello

Dopo oltre duemila anni riemerge lo scafo della nave ellenistica. Scarpinato: "Ricongiungeremo lo scafo al suo carico, restituendo un contesto unico". L'operazione della Soprintendenza del Mare riporta alla luce un pezzo di storia della navigazione mediterranea

Archeologia, recuperato a Lipari il "relitto maledetto" della Secca di Capistello

Si è conclusa con successo la campagna archeologica subacquea che ha portato al recupero dello scafo del relitto della Secca di Capistello, al largo di Lipari, nel Messinese. Un'operazione di straordinaria rilevanza scientifica che riporta alla luce, dopo più di duemila anni, una delle più importanti testimonianze della navigazione ellenistica nel Mediterraneo .

La nave mercantile, risalente al III secolo a.C., naufragò sul versante orientale dell'isola dopo aver urtato uno scoglio affiorante, disperdendo parte del suo carico sul fondale. Il relitto fu individuato nel 1966 e, fin dalle prime segnalazioni, divenne oggetto di reiterati tentativi di saccheggio. Le prime indagini scientifiche furono avviate dall'Istituto archeologico germanico di Roma e successivamente approfondite grazie agli interventi dell'Institute of Nautical Archaeology e della Sub Sea Oil Services, contribuendo a fare del sito uno dei casi più noti dell'archeologia subacquea mediterranea .

Ma la storia del relitto è segnata anche da una tragica vicenda che gli è valsa il soprannome di "relitto maledetto". A causa dell'estrema profondità del sito, che degrada fino a cento metri, molti tentativi di recupero si sono conclusi in tragedia. Nel 1969, l'archeologo tedesco Helmut Schlaeger, direttore dell'Istituto archeologico germanico di Roma, e il suo assistente Udo Graf persero la vita in un incidente mentre tentavano di avviare scavi scientifici per fermare i saccheggi . Oggi, dopo oltre cinquant'anni, la tecnologia e la competenza hanno permesso di superare quelle difficoltà.

L'intervento di recupero, promosso dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, è stato coordinato dall'archeologo Roberto La Rocca, in collaborazione con il Parco archeologico delle Isole Eolie, l'Università di Malta e con il supporto di uomini e mezzi della Guardia costiera . Un'operazione complessa che riveste carattere di assoluta eccezionalità sia per il valore storico e scientifico del relitto sia per la complessità tecnica delle operazioni in acque profonde.

Le anfore trasportate dalla nave erano già state recuperate oltre cinquant'anni fa e sono esposte nel Museo archeologico eoliano "Luigi Bernabò Brea" di Lipari. Con il recupero dello scafo si apre ora una prospettiva unica: per la prima volta sarà possibile ricongiungere la struttura della nave al suo carico, restituendo al pubblico un contesto archeologico di straordinaria importanza .

"Dopo oltre duemila anni", ha dichiarato l'assessore regionale ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, "riemerge una delle più importanti testimonianze della navigazione ellenistica nel Mediterraneo. Si apre ora una nuova fase di studio, restauro e valorizzazione che consentirà di ricongiungere, per la prima volta, lo scafo al suo carico, restituendo al pubblico un contesto archeologico di straordinaria importanza" .

Il Soprintendente del Mare, Emanuele Turco, ha sottolineato come il recupero "rappresenti un risultato di grande rilievo scientifico e culturale, frutto di importante collaborazione istituzionale che conferma il ruolo della Sicilia come punto di riferimento internazionale nel campo dell'archeologia subacquea" .

Al termine delle operazioni di restauro e studio, il relitto della Secca di Capistello sarà destinato alla musealizzazione a Lipari. Un ritorno a casa per quella nave che duemila anni fa trovò il suo destino nei fondali dell'isola e che ora, restaurata, potrà raccontare la sua storia, in dialogo con le anfore che da decenni testimoniano quel lontano viaggio .

Redazione

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