Lo split payment, o scissione dei pagamenti, è un particolare meccanismo fiscale disciplinato in Italia dall'art. 17-ter del d.P.R. n. 633/1972, ideato per contrastare l'evasione e le frodi in ambito IVA. Nella pratica, quando una Partita IVA cede beni o presta servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione e delle società controllate da PA centrali e locali, non incassa l'IVA esposta in fattura; tale imposta viene infatti trattenuta e versata direttamente all'Erario dal committente pubblico. Questo sistema impedisce a monte che il fornitore possa incassare l'IVA senza poi riversarla allo Stato, un fenomeno che in passato ha generato notevoli perdite per le casse pubbliche. A livello normativo, il regime rappresenta una deroga alle regole ordinarie comunitarie ed era in scadenza il 30 giugno 2026. A seguito della richiesta formale presentata dall'Italia il 9 ottobre 2025, la Commissione Europea ha adottato la proposta di Decisione COM(2026) 281 final del 17 giugno 2026, concedendo un primo via libera alla proroga della misura. Sebbene il Governo italiano avesse richiesto un'estensione fino al 31 dicembre 2029, Bruxelles ha parzialmente accolto l'istanza, fissando il nuovo termine al 30 giugno 2029. La conferma è giunta durante un question time in Commissione Finanze della Camera dove il MEF ha ribadito l'efficacia del meccanismo.
Split Payment e Fatturazione elettronica
Secondo i dati forniti, lo split payment garantisce infatti maggiori versamenti IVA per circa 4,6 miliardi di euro all'anno, operando in perfetta sinergia con la fatturazione elettronica: quest'ultima individua tempestivamente le irregolarità, mentre la scissione blocca preventivamente l'insolvenza. Resta invariato il perimetro di applicazione, dal quale sono escluse, dal 1° luglio 2025 (Decisione UE 2023/1552), le operazioni verso società quotate nell'indice FTSE MIB. Manca ora solo l'approvazione del Consiglio dell'Unione Europea per evitare il ritorno al regime ordinario dal 1° luglio 2026.
Nonostante i numeri positivi sul fronte del gettito fiscale, la proroga dello split payment al 2029 continua a suscitare perplessità nel mondo produttivo a causa delle ricadute finanziarie sulle Partite IVA. FINCO, con una nota del 18 giugno 2026, ha ribadito la propria contrarietà all'estensione del regime, sottolineando come questo meccanismo sottragga costantemente liquidità alle imprese fornitrici della Pubblica Amministrazione. L'impossibilità di incassare l'IVA fatturata costringe infatti le aziende ad accumulare ingenti crediti IVA, obbligandole a ricorrere frequentemente alle procedure di rimborso per recuperare i propri fondi. Tuttavia, dall'analisi dei dati emergono anche dei vantaggi o, quantomeno, delle mitigazioni procedurali per chi opera in questo regime: le statistiche del 2024 fornite dall'Italia dimostrano che il tempo medio di trattamento per i rimborsi IVA riferibili a operazioni in split payment è decisamente più rapido (60 giorni) rispetto alla media generale delle richieste di rimborso (74 giorni). Inoltre, il rinnovo dell'autorizzazione garantisce alle imprese l'indubbio vantaggio della continuità normativa, evitando gli oneri amministrativi e i disagi legati a un improvviso e non programmato ritorno alle regole dell'IVA ordinaria. La stessa Commissione Europea è ben consapevole delle problematiche legate alla liquidità e ha imposto all'Italia di presentare, entro il 30 settembre 2027, una relazione dettagliata sull'andamento dei rimborsi, sui tempi di restituzione e sull'efficacia delle misure anti-evasione. Infine, il considerando n. 8 della proposta europea lancia un monito inequivocabile: la proroga fino a metà del 2029 dovrà essere l'ultima. Le deroghe all'IVA devono mantenere un carattere eccezionale e temporaneo; pertanto, l'Europa esorta l'Italia a sfruttare questi ulteriori tre anni per potenziare gli strumenti di controllo digitale e convenzionale, così da consentire un definitivo superamento dello split payment senza subire perdite di gettito.




