L'era delle aule di giustizia che si misurano con algoritmi, piattaforme e infrastrutture cloud è ormai una realtà consolidata. Ma i giudici chiamati a pronunciarsi su queste materie, oggi, sono ancora generalisti. E il divario tra la velocità dell'innovazione tecnologica e la capacità del sistema giudiziario di interpretarla si fa ogni giorno più evidente. A questa sfida intende rispondere il disegno di legge per l'istituzione delle sezioni specializzate in materia digitale presso i tribunali e le corti d'appello italiani, depositato l'11 giugno scorso al Senato nella XIX Legislatura.
Il testo, presentato dal senatore Nicola Irto (Partito Democratico) come primo firmatario, porta la firma dell'avvocato Antonino Polimeni, esperto di diritto digitale da oltre vent'anni e fondatore dello studio Polimeni.Legal. Una proposta che nasce dall'osservazione della prassi giudiziaria quotidiana: le controversie su software, intelligenza artificiale, piattaforme digitali, servizi cloud e dati vengono ancora oggi affidate a magistrati privi di una formazione tecnica specifica, con conseguenze che pesano sull'intero sistema. Tempi di definizione dilatati, orientamenti interpretativi disomogenei, difficoltà oggettive nella valutazione di prestazioni altamente tecniche: è il ritratto di un contenzioso frammentato che rischia di frenare lo sviluppo stesso dell'economia digitale nel Paese.
Il disegno di legge propone una soluzione ordinamentale precisa: sezioni specializzate interne all'ordine giudiziario ordinario, sul modello già sperimentato con successo per le sezioni in materia di impresa. Nessun nuovo giudice speciale, nessuna alterazione del riparto delle giurisdizioni: la proposta si colloca entro il perimetro dell'articolo 102 della Costituzione, che consente l'istituzione di sezioni specializzate presso gli organi giudiziari ordinari.
Le nuove sezioni sarebbero competenti per le controversie civili e commerciali aventi ad oggetto rapporti giuridici a prestazione digitale prevalente. Una definizione che abbraccia un universo di casi in continua espansione: fornitura, sviluppo, gestione o sfruttamento economico di beni, servizi, sistemi o infrastrutture digitali, compresi i sistemi di intelligenza artificiale. I magistrati destinati a queste sezioni sarebbero selezionati tra coloro che già possiedono competenze nel diritto civile e commerciale applicato al digitale, e la Scuola superiore della magistratura sarebbe incaricata di definire percorsi di formazione iniziale e permanente per garantire un aggiornamento costante.
Il disegno di legge prevede che le nuove regole si applichino ai giudizi instaurati a partire dal centottantesimo giorno successivo all'entrata in vigore, con un regime transitorio studiato per evitare vuoti di tutela e discontinuità nei procedimenti già in corso.
Se approvato, il provvedimento farebbe dell'Italia il primo Paese dell'Unione Europea a dotarsi di sezioni specializzate dedicate esclusivamente al contenzioso digitale civile e commerciale. Un primato che collocherebbe il nostro sistema giudiziario all'avanguardia nel panorama europeo, in un momento storico in cui la regolamentazione del digitale è al centro del dibattito comunitario.
A livello internazionale, modelli analoghi esistono già da anni e offrono dati incoraggianti. Nel Regno Unito, la Technology and Construction Court vanta un tasso di definizione conciliativa superiore all'80% e tempi medi di trattazione compresi tra 12 e 18 mesi. In Cina, le Internet Court di Hangzhou, Pechino e Guangzhou hanno gestito quasi 120.000 cause entro il 2019, con una riduzione dei tempi vicina al 50%. A Singapore, dal 16 marzo 2026 è operativa la Digital Economy Specialised List dell'High Court, dedicata a liti su intelligenza artificiale, cloud, cripto-attività e smart contracts. Esperienze che dimostrano come la specializzazione possa tradursi in efficienza, senza sacrificare la qualità del giudizio.
Il disegno di legge è attualmente in fase di esame preliminare nella XIX Legislatura. Non risultano ancora assegnazioni a commissione né calendarizzazioni in aula, ma il testo è già consultabile sul sito ufficiale del Senato della Repubblica. L'iter parlamentare sarà decisivo per valutare se l'Italia riuscirà a compiere questo passo, trasformando una proposta innovativa in una riforma strutturale del sistema giustizia.
Il tema è di quelli che interrogano il futuro del diritto e della società. Perché il digitale non è più un settore, ma l'infrastruttura stessa dell'economia e delle relazioni. Averne un tribunale che lo comprenda, prima ancora che lo giudichi, è forse la sfida più affascinante e necessaria per la giustizia del XXI secolo.




