La laurea continua a garantire migliori prospettive occupazionali, ma il Rapporto AlmaLaurea 2026 (del 11 giugno) conferma un problema strutturale per l’economia italiana: i giovani più qualificati trovano spesso all’estero condizioni professionali e retributive nettamente migliori.
Secondo il XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione, i laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali percepiscono, a cinque anni dal conseguimento del titolo, retribuzioni mediamente superiori del 60% rispetto ai colleghi rimasti in Italia.
Un differenziale che rappresenta uno dei principali motori della mobilità internazionale dei talenti.
Il fenomeno non riguarda soltanto i salari. L’indagine AlmaLaurea monitora oltre 300 milaclaureati provenienti da 81 università italiane e mostra come il mercato del lavoro continui a premiare il capitale umano qualificato. Il tasso di occupazione dei laureati magistrali a cinque anni dal titolo si colloca ormai vicino al 90%, con punte superiori al 94% negli atenei più performanti.
Anche le retribuzioni sono in crescita. A livello nazionale, un laureato magistrale occupato guadagna mediamente circa 1.900 euro netti al mese a cinque anni dalla laurea, mentre a un anno dal titolo la retribuzione media si attesta intorno ai 1.500 euro.
Chi sceglie di lavorare all’estero supera invece già i 2.200 euro netti mensili nel primo anno di attività lavorativa.
I dati evidenziano inoltre come la laurea resti uno dei migliori investimenti economici. In Italia il tasso di occupazione dei laureati tra i 25 e i 64 anni ha raggiunto l’84,7%, oltre dieci punti percentuali in più rispetto ai diplomati e quasi trenta rispetto a chi possiede soltanto la licenza media.
A trainare la domanda internazionale sono soprattutto i profili STEM (specializzati nelle discipline di Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), l’informatica, l’ingegneria e le professioni scientifiche. Non a caso, tra i laureati che lavorano all’estero prevalgono le competenze digitali e tecnologiche, oggi al centro della competizione globale per i talenti.
Il rapporto mette in luce anche alcune criticità del mercato del lavoro italiano. Persistono infatti differenze salariali di genere: a cinque anni dalla laurea le donne occupate percepiscono in media 1.817 euro netti al mese contro i 2.061 euro degli uomini, nonostante risultati accademici generalmente migliori e tempi di laurea più rapidi.
Per il sistema produttivo italiano la questione assume una valenza strategica. Da un lato aumenta il numero di laureati occupati; dall’altro il Paese continua a perdere una quota significativa di giovani altamente qualificati attratti da salari più elevati, maggiori investimenti in ricerca e percorsi di carriera più rapidi.
La vera sfida non è più soltanto formare talenti, ma creare le condizioni economiche e professionali per trattenerli. In un’economia basata sulla conoscenza, la capacità di valorizzare il capitale umano sarà infatti uno dei principali fattori di competitività dell’Italia nei prossimi anni.




