Ostuni (Brindisi). C'è un pezzo di Puglia che aiuterà il più grande gruppo aereo europeo a compensare le proprie emissioni. Si chiama Radica (nata come Alberami), è una società benefit con sede a Ostuni, e ha appena conquistato due traguardi che ne certificano la velocità di corsa. Il primo, e forse più clamoroso, è l'ingresso del suo progetto AgroEcology Italy nel portafoglio climatico rinnovato di Lufthansa Group. Il secondo, il posizionamento al 26° posto nella classifica Sifted 100 Southern Europe 2026, che premia le startup a più rapida crescita di ricavi in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.
Due notizie che arrivano in contemporanea e si rafforzano a vicenda, raccontando una realtà rara nel settore del carbon farming: dove cioè la credibilità scientifica e la trazione commerciale raramente procedono alla stessa velocità. Radica invece sembra aver trovato l'equilibrio giusto.
Il progetto AgroEcology Italy è l'unico italiano selezionato da Lufthansa Group nell'intero portafoglio climatico. Si inserisce nella categoria dei progetti di "removal", quelli che non si limitano a evitare emissioni ma rimuovono attivamente CO₂ dall'atmosfera per stoccarla nel lungo termine. La specificità tutta mediterranea di Radica sta nel focus sulle colture legnose: oliveti, frutteti, agrumeti, vigneti. Colture che, secondo le stime della società, hanno un potenziale di sequestro del carbonio da tre a quattro volte superiore rispetto alle cerealicole dell'Europa settentrionale.
L'accordo con Lufthansa Group, della durata triennale, è stato siglato al termine di una richiesta di proposta alla quale Radica ha partecipato tramite il partner Ceezer. Il progetto è già attivo in 15 regioni italiane ed è certificato dall'International Carbon Registry (ICR), con un impatto potenziale fino a 1.142.682 tonnellate di CO₂ rimosse ogni anno. Opera secondo la metodologia VM0042 per la gestione agricola migliorata dei terreni, e porta nel portafoglio del colosso tedesco un approccio di misurazione, reporting e verifica (MRV) proprietario, pensato specificamente per le colture mediterranee.
Ma Radica non vive di solo Lufthansa. I numeri parlano chiaro: oltre 25.000 ettari gestiti, 650 aziende coinvolte tra Italia e Spagna, 84.000 carbon removal già verificati e più di 100.000 tonnellate di CO₂ contrattualizzate fino al 2030. Un patrimonio che ha impressionato anche i giudici di Sifted, la testata fondata con il supporto del Financial Times, che l'ha inserita al 26° posto nella sua classifica annuale del Sud Europa. Radica è l'unica rappresentante italiana del settore agritech e carbon farming presente nella top 30.
«Stiamo vivendo un momento magico che ci gratifica per il grande lavoro che il team sta facendo – ha commentato Francesco Musardo, CEO di Radica – Siamo solo all'inizio: il Mediterraneo ha un potenziale enorme e noi siamo pronti per accelerare». L'obiettivo dichiarato della società è colmare il vuoto infrastrutturale del Sud Europa nel carbon farming: digitalizzare le aziende agricole, trasformare i dati ambientali in asset finanziari verificabili e connettere gli agricoltori ai mercati globali del carbonio. Con un occhio agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu: dalla lotta alla povertà alla riduzione delle disuguaglianze, passando per la tutela della biodiversità e la salute del suolo.
Per gli agricoltori che aderiscono al progetto, i benefici sono tangibili: miglioramento della salute dei terreni, aumento della capacità di ritenzione idrica, riduzione dell'uso di input chimici e un sostegno economico diretto, con particolare attenzione alle realtà a conduzione femminile. Un modello che dalla Puglia sta guardando all'intero bacino del Mediterraneo, convinto che la sfida climatica possa trasformarsi in un'opportunità di sviluppo per l'agricoltura del futuro.




