News - 26 maggio 2026, 11:00

Prestazione e identità nelle nuove generazioni

L’aumento della competizione nell’ambito della formazione professionale sta trasformando il successo in un criterio centrale di riconoscimento personale e sociale.

Prestazione e identità nelle nuove generazioni

Al giorno d’oggi sempre più giovani si impegnano nella creazione del curriculum perfetto: master, stage, esperienze all’estero o certificazioni di lingua costituiscono una grande risorsa e un grande vantaggio nella ricerca del proprio lavoro dei sogni. 
Tuttavia per molti di questi giovani costruire il proprio percorso professionale significa entrare in una competizione continua. 
Così arricchire il proprio curriculum non rappresenta solamente un modo per mostrare le proprie esperienze e competenze, ma anche un modo per far comprendere il proprio valore e sentirsi abbastanza nel rigido mercato del lavoro.

Negli ultimi anni il mercato del lavoro è diventato sempre più selettivo e instabile. 
Spesso avere una laurea non basta più e la pressione a distinguersi e farsi notare spinge molti giovani ad aggiornarsi di continuo. L’idea di doversi continuamente migliorare è influenzata anche dalla paura di essere sostituibili: in un mondo competitivo che corre veloce fermarsi può dare la sensazione di restare indietro.
Molte sono le conseguenze psicosociali di questa logica. Il tempo libero viene sempre più spesso percepito come tempo sprecato o improduttivo. Il confronto sociale, amplificato dai social, diventa sempre più tossico e alimenta continuamente ansia e senso di inadeguatezza. Ogni traguardo raggiunto perde quasi subito valore perché sostituito dalla volontà di raggiungere nel più breve tempo possibile nuovi standard o obiettivi. 
La produttività diventa il motore che guida le vite degli individui e il rapporto con il fallimento viene vissuto con negatività, non come un’esperienza temporanea ma come una prova di non valere abbastanza.
Dietro questa competizione silenziosa, che molto spesso sono gli individui stessi a creare nella propria mente, esiste anche una trasformazione culturale più ampia. Le nuove generazioni sono cresciute con l’idea che il successo nella vita dipenda esclusivamente dall’impegno individuale: se una persona non riesce ad affermarsi, tende ad attribuire a se stesso tutte le colpe ignorando fatto come precarietà economica o disuguaglianze sociali.

In questo contesto il curriculum smette di essere soltanto uno strumento professionale ma diventa anche un dispositivo psicologico: non serve solo per trovare lavoro ma anche per sentirsi all’altezza della società in cui si vive.

Camilla Mensi

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