News - 20 maggio 2026, 09:08

Sudan, fame da record: 20 milioni a rischio. E i bambini pagano il prezzo più alto

Piogge, guerra e crisi nello Stretto di Hormuz bloccano cibo e medicine. Azione Contro la Fame: “Famiglie ridotte a mangiare erba e mangime per animali”

Sudan, fame da record: 20 milioni a rischio. E i bambini pagano il prezzo più alto

Khartoum – Quasi 20 milioni di sudanesi, un numero pari a quasi la metà della popolazione, stanno affrontando livelli elevati di insicurezza alimentare acuta. A lanciare l’allarme sono i nuovi dati del sistema IPC (Integrated Food Security Phase Classification) delle agenzie ONU, che dipingono uno scenario catastrofico per il Paese, già martoriato da oltre tre anni di conflitto, sfollamenti di massa e collasso dei servizi di base. Il rapporto, diffuso in queste ore, stima che solo quest’anno 825.000 bambini soffriranno di malnutrizione acuta grave, una condizione che comporta un concreto rischio di morte: si tratta di un incremento del 7% rispetto al 2025 e del 25% in più rispetto al periodo precedente lo scoppio della guerra.

Il periodo più critico è appena iniziato. Da maggio a settembre, l’arrivo delle piogge si sovrappone infatti alla cosiddetta “stagione della fame”, quando le scorte alimentari sono al minimo. Le precipitazioni, combinate con l’instabilità endemica e le difficoltà di accesso alle risorse, stanno paralizzando i mercati e la produzione agricola. A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la tensione geopolitica in Medio Oriente: circa il 54% dei fertilizzanti importati dal Sudan proviene dall’area del Golfo, e le continue interruzioni nel traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz stanno già limitando la produzione di sorgo, l’alimento base della dieta nazionale.

Medicinali bloccati a Dubai, cresce la fame cronica
Le ripercussioni della crisi globale si fanno sentire anche sugli aiuti umanitari. Secondo quanto denunciato da Azione Contro la Fame, parte dei medicinali essenziali destinati alle proprie strutture in Sudan è rimasta bloccata nei magazzini logistici di Dubai a causa della carenza di voli disponibili e dell’impennata dei costi del carburante. Per far fronte all’emergenza, l’organizzazione ha dovuto individuare rotte alternative per garantire la continuità degli interventi.

Sul campo, la situazione è drammatica. “Nella vita quotidiana, innumerevoli famiglie non hanno nulla da mangiare e sopravvivono come possono, ricorrendo a foglie, erba o mangime per animali, saltando i pasti o dando priorità soltanto ad alcuni membri della famiglia”, denuncia Samy Guessabi, direttore di Azione Contro la Fame in Sudan. “Siamo in un contesto di fame cronica aggravato da oltre tre anni di conflitto, condizioni meteorologiche avverse e il collasso dei servizi di base: il 37% dei servizi sanitari è stato distrutto”.

14 aree a rischio carestia, ma i dati sono sottostimati
Secondo il nuovo rapporto IPC, 14 aree del Paese sono a rischio carestia nei prossimi mesi. Sebbene questo numero sia in calo rispetto alle 20 zone identificate nel novembre 2025, gli esperti avvertono: la riduzione non riflette un reale miglioramento, ma piuttosto uno spostamento della concentrazione del rischio e le crescenti limitazioni nella raccolta dei dati sul campo.

Il Sudan ospita attualmente la più grande crisi di sfollamento al mondo, con circa 14 milioni di persone fuggite dalle proprie case. Complessivamente, quasi 34 milioni di individui – due terzi della popolazione – avranno bisogno di aiuti umanitari quest’anno. Si tratta del dato più alto mai registrato a livello globale, in aumento di 3,3 milioni di persone rispetto al 2025.

Nonostante le difficoltà, Azione Contro la Fame continua le proprie operazioni, gestendo cliniche mobili, programmi nutrizionali e progetti di supporto alla produzione agricola. Nell’ultimo anno l’organizzazione ha assistito oltre 600.000 persone. “Senza un’azione diplomatica immediata e un aumento dei finanziamenti, la concomitanza della stagione delle piogge e delle tensioni geopolitiche rischia di lasciare ancora più persone in balìa della fame e della violenza”, conclude Guessabi. L’appello è chiaro: garantire l’accesso umanitario alle aree colpite e proteggere la popolazione civile, gli operatori e le infrastrutture essenziali.

Redazione

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